Libropatia: L’ombra del serial killer

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Giovedì mattina mi sveglio prestissimo, dopo aver dormito poco e male, per colpa di una fastidiosa influenzina e dei conseguenti dolori mascellari.
Mi alzo e per noia accendo la tv, cosa che non facevo da un pezzo.
Ed ecco che su uno dei tanti telegiornali del primo mattino appare un giornalista che intervista Giancarlo De Cataldo e presenta il suo ultimo lavoro, Nell’ombra e nella luce, un romanzo storico, ambientato nella Torino del 1848.
Ho pensato: finalmente un romanzo che riprende, dopo l’interessante esperimento di Eco con Il cimitero di Praga, i temi del nostro risorgimento, di quel periodo esaltante e tormentato con cui l’Italia non ha ancora fatto bene i conti, su cui gravano misteri, sospetti e incertezze, al di là di tanta galoppante retorica otto-novecentesca.
Ma ecco che, dal cilindro decataldesco escono fuori le parole “serial killer”.
Infatti nella Torino del ’48 pare si aggiri l’ombra di un Jack the Ripper nostrano.
E allora mi chiedo: E’ possibile oggi scrivere un libro senza riproporre il topos ormai abusato del serial killer? E’ possibile che i nostri poveri lettori non bramino altro, che di fronte ai silenziosi innocenti o alle più chiassose storie televisive non si aspettino altro che la riedizione di questa tematica? Sarà mai possibile liberare la letteratura dall’ombra del serial killer? Con queste domande mi rimetto al lavoro sul mio nuovo romanzo, a suo modo storico, e inizio a scervellarmi per infilarci, di soppiatto, un serial killer da qualche parte (Non l’ha fatto anche DeLillo in Underworld?).
So che devo farlo, perché altrimenti quale editore, in assenza di una qualsivoglia imitazione di Jack o di Hannibal, avrebbe il coraggio di pubblicarlo? A questo punto un’idea sorge nella mia mente, un’idea brillante e risolutiva: ucciderò tutti gli scrittori che hanno raccontato storie di serial killer (compresi quelli che le stanno scrivendo o hanno intenzione di farlo).
In questo modo diventerò a mia volta un seriale omicida e acquisterò fama imperitura, raccontando magari la mia personale esperienza.
Piuttosto, sarà un’impresa non facile, che mi costringerà a un superlavoro degno di Stakanov.
Perché, temo, gli autori da eliminare sarebbero diverse migliaia e rischierei di incorrere nel reato di genocidio, entrando però anche nel Guinness dei primati.
Ma il libro di De Cataldo? Ho letto il primo capitolo sul web.
Sembra divertente da leggere, ma non starò a perderci tempo.
Di storie horror come queste ne scrivevo anch’io qualche anno fa e, sinceramente, di serial killer ne ho le scatole piene.

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