Lettera

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Ieri…
ieri ti ho persa tra i grigiori, tra cose inutili: ho perso l’anelito di vitalità, quel fremito indisponente mai sazio di te che parte dalle parole soffiate e arriva a diffondersi come un superbo profumo indubbiamente mistico e insostituibile.
Dal vetro di una vettura, in un paesello qualunque: rivoli fusi di pioggia hanno invano formato e dissolto la tua chioma dai mille sfondi.
Senza te le pause si sprecano e le speranze si prosciugano lentamente in voragini di molta scura; – sfigurando i volti dei ciechi si asciughino invece i mari! e le terre ci uniscano! Lì ti troverò sulla tua isola emersa distesa tra conchiglie rosee di madreperla, allora forse, vicina: Questo vile e dolce Desiderio che impiastra le mie notti smetterebbe di pregare alla pioggia e alla neve il tuo tocco.
Scorri in me, con la forza necessaria del sangue e il sapore di nuovi Impeti.

 

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