NUDI ALLA META

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Maspalomas dista 57 km da Las Palmas e gli stessi km rappresentano la distanza che divide il nord dell’isola dal sud.
È una città di soli alberghi, residence, centri commerciali, bar, ristoranti e locali notturni, il cui unico punto d’interesse, veramente affascinante, è rappresentato dalle dune che si affacciano sull’oceano.
Un vero deserto di sabbia e vento che porta a Playa del Inglés, spiaggia famosissima anche per essere frequentata dall’intramontabile popolo nudista.
Dei nudisti posso certamente dire due cose, la prima è che nell’immaginario collettivo, o per lo meno nel mio, il nudista era rappresentato da due stragnocche selvagge che prendevano il sole abbracciate sul bagnasciuga.
Nella realtà, il 97,6% del popolo nudista è composto da sessantenni nord europei ex fricchettoni, collana di ossa di drago al collo, bracciale di cuoio alla caviglia ed enormi palle scolpite dalla brezza marina.
Il nudista è un misto di curiosità, morbosità e spiritualità che fuoriescono in base alla situazione, mettendo in imbarazzo chi, come me, indossa un costume nel loro territorio.
La seconda cosa da dire sui nudisti è la sensazione fortissima di essere considerati sfigati noi, con questi pudici costumini, incapaci di abbracciare la natura e gli istinti primordiali dei veri uomini, lontani dal vero significato della vita, dal senso stesso dell’esistenza e, perché no, anche dell’universo, distratti da una barriera di tabù che porta a dimenticare chi siamo e dove andiamo, le cui risposte sembrano nascoste, neanche troppo abilmente, tra un capezzolo cadente e una banana spelacchiata.
Incontro la freschissima signora Franca in un bar, fortunatamente non fa parte del sopracitato esercito di reduci di Woodstock, ma si dimostra comunque un fiume in piena eccitazione.
La Franchissima racconta di amare il sud e odiare il nord, amare i turisti e odiare i canari, specificando che i gay sono ovunque ma sono totalmente integrati, gentili e simpaticissimi, non danno fastidio, anzi, conclude, “ho un sacco di amici gay”.
Mi godo la giornata sotto i colpi di sole e di Franca, spavalda come una ventenne in gita a Barcellona e capisco in fretta ciò che già sapevo: il sud dell’isola non fa per me, meglio l’ordinato caos della capitale.
Rientro in città leggermente abbronzato e felice, appena disturbato dall’immagine di un arzillo vecchietto che, piegato a 90, rincorre un cappello tra le dune di Maspalomas, mostrando a tutti il suo terribile lato oscuro.

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Francesco Checco Satanassi

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