La mia superbia dominante

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Il buon proposito di questo inizio anno è stato: “Smettere di essere buono”.
Allora mi è stato chiesto di definire cosa intendessi con “Smettere di essere buono”.
Non importa chi me lo ha chiesto, anche se, in effetti, chi me lo ha chiesto è per certi versi importante.
Per tre settimane ho cercato di dare una risposta a questa domanda, rimandando poi il momento ogni qual volta iniziavo a farlo rendendomi conto che nemmeno io sapevo cosa intendessi davvero.
Probabilmente perché, in fondo, credi di essere davvero buono e quindi non posso combattere con la mia natura; sono imperfetto, naturalmente, ma naturalmente buono, comunque.
Si, perché in vero non mi sforzo ad essere gentile con le persone, non mi costringo a cercare la mediazione ed evitare lo scontro: mi viene e basta.
Però la risposta potrebbe essere un elenco di atteggiamenti che posso forzarmi a mettere in campo: – un po’ di arroganza, mettermi su un pulpito quando sono sicuro di aver ragione; – smettere di sorridere quando vorrei mandare a cagare; – rimettere ognuno al proprio posto: in questa fase della mia vita non sono più convinto che tutti siamo uguali, credo che non tutti valiamo allo stesso modo e che, quindi, di fronte a qualcuno che vale di più chi vale di meno deve saper stare al suo posto.
Io credo di farlo; – dire ad un paio di persone quanto, ai miei occhi, le loro esistenze sembrino tristi, inutili e sopravvalutate; – essere meno indulgente con me stesso ma, nello stesso tempo, concedermi più libertà.
Ecco la risposta alla domanda su cosa intendessi con “Smettere di essere buono”: incompleta, probabilmente, ma faticosa.
Incompleta perché di queste spiegazioni potrei averne probabilmente centinaia, ma sono sempre sensazioni momentanee, solo pensieri estemporanei i e fugaci che non riesco a trattenere.
Faticosa perché a volte non riesco a capire se mi sento un buono che reprima o un cattivo represso.
Ci sono giorni in cui mi sento talmente superiore a chiunque da ritenere quasi tutti delle nullità al mio cospetto, altri in cui mi sento così banale da costringermi a cercare un motivo per avere qualcosa di cui andare fiero.
Questi ultimi sono, in vero, molto, molto pochi: la superbia è sicuramente il mio peccato preferito e predominante.

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