Lenzi, competenza e umanità

0
()

Qualche giorno fa è venuto a mancare Giampaolo Lenzi, allenatore di molti maratoneti di successo dagli anni settanta e ottanta e successivamente direttore tecnico della nazionale di maratona fino al 2001.
Lenzi non è stato solo l’allenatore di Pizzolato, che portò a trionfare per due volte a New York nel 1984 e nel 1985 e il tecnico di altri grandi maratoneti di successo quali Magnani, Bettiol, Fogli ed altri ancora, che sotto la sua guida hanno cercato di dare il meglio di sé e di vivere l’emozione della corsa di lunga lena.
Si può dire, a distanza di circa quarant’anni, che allora iniziò la storia della Maratona italiana, come disciplina specifica dell’atletica e come polo d’attrazione del movimento amatoriale, che poi si è diffuso in tutto il pianeta nelle gare metropolitane e cittadine.
Forse molti podisti delle nuove generazioni, a digiuno della storia della corsa, non lo conoscono, ma Giampaolo Lenzi merita di essere ricordato, non solo per i suoi meriti tecnici, ma anche per la sua profonda umanità e sensibilità.
E io vorrei ricordarlo, su queste pagine, attraverso alcuni aneddoti.
Ho avuto modo di incontrarlo agli inizi degli anni ottanta, quando con un gruppo di runner della Romagna, andavo nel ferrarese a correre i Cross Uisp, dove gareggiavano diversi atleti di livello nazionale e Lenzi, con l’umiltà e la tenacia che lo contraddistingueva incitava anche i suoi atleti che correvano nelle retrovie, perchè Lenzi allenava, non solo i top runner, ma anche atleti modesti.
Un giorno, mentre si correva un Cross sulle mure estense di Ferrara, lo sentii gridare ad un suo atleta che mi precedeva di poco: “Forza sei un inglese!” e quella frase, pronunciata con grinta e calore umano ebbe un effetto positivo anche su di me e mi aiutò a superare un momento di difficoltà e poi, nel tempo, quella frase la feci mia e la utilizzai per superare dei momenti critici.
Allora gli inglesi dominavano il mezzofondo a livello mondiale, erano dei grandi agonisti e sentirsi dire “sei un inglese” significava dire hai le potenzialità e la forza per lottare e per dare il meglio di te.
Significava dire: “credici”! Incoraggiamento migliore non poteva esserci! Vorrei ricordare un altro episodio, a me caro, avvenuto nell’estate del 1981, allo stadio di Bologna, mentre seguiva i suoi atleti nelle gare notturne.
Lo avvicinai, in un attimo di pausa delle gare, mentre era a bordo pista, per chiedergli un consiglio tecnico sulla preparazione della maratona, perchè finivo la gara con la luce che mi si spegneva dentro.
Mi avvicinai a lui, con modi gentili e assetato di sapere, ma anche consapevole e timoroso che poteva anche non rispondermi.
In fondo non ero un suo atleta e quindi perchè mai doveva occuparsi di me…
ma Lenzi fu molto gentile, mi guardò con il suo sguardo pieno di umanità e di competenza tecnica e, in poche parole, mi diede una risposta molto esauriente che io applicai, e di lì a pochi mesi mi portò a migliorarmi di 6 minuti e a fare il nuovo record personale nella maratona.
Grazie Lenzi! Il 2h 36′ 18” nella maratona di Monza corsa nella nebbia e con 6 gradi sottozero è anche merito tuo! Nel 1986 mi capitò di rivederlo a New York, alla cena del dopo Maratona, offerta dalla Champion.
In quella occasione fu proiettato il filmato integrale della Maratona e Lenzi lo vidi masticare amaro, nonostante il terzo posto di Pizzolato, ma sempre con molto stile, con quella sua umanità che si portava dentro e che non lo portava mai a dire una parola di traverso.
Non si dava pace per la condotta di gara di Pizzolato, sulle strade di Brooklyn, quando salutava il pubblico, invece di rimanere concentrato sulla gara.
Ciao Lenzi! Ciao Giampaolo, ci hai dato una lezione di umanità e di competenza tecnica e di pragmatismo.
Spesso sulle riviste specializzate si pubblicano varie tabelle di allenamento, ma ogni tabella va adattata all’atleta, perchè l’atleta non è un robot, ma un uomo con un’anima e un cuore, con la sua personalità e con il suo modo di correre e Lenzi sapeva capire tutto questo e, a volte, sapeva anche mettere da parte le teorie e le leggi fisiologiche per trovare quel giusto mix che permette all’atleta di dare il meglio di sé.
Allenare è anche essere creativi, è anche sperimentare, è inventarsi qualcosa per quel particolare tipo di atleta e Lenzi questo lo sapeva fare con saggezza e maestria! Ciao Lenzi e grazie ancora per i tuoi consigli e per la lezione che ci hai lasciato!!

Leggi anche  HAI MAI VISTO SORRIDERE UN ALIANTE? di Lorena Sali

Ti è piaciuta questa pubblicazione?

Clicca per valutare

Valutazione media

Vuoi essere il primo a valutare questa pubblicazione?

Se ti è piaciuta questa pubblicazione...

Ci dispiace che questa pubblicazione non ti sia piaciuta

Cosa non ti è piaciuto di questa pubblicazione?


Elio Altini

Nessuna descrizione.

Lascia un commento