L’equilibrio di Gloria

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Puoi nasconderti bene se fai bene una cosa, anche alla Nike puoi scappare, anche a tutta una città che brama per averti La Nike non mi lascia pace: vogliono la firma, una nuova pubblicità degli scarpini PROTOUCH-7.
Il mio avvocato decreta ancora una settimana, una settimana prima di accettare, che mica potrai rinunciare a due milioni così? Oggettivamente tre soli tacchetti per una scarpa da calcio sono una stronzata, ma gli è uscita così, stanno spingendo tantissimo quel modello e a me chiedono solo delle foto con le scarpe addosso, poi monteranno un sofisticato video al computer, la fine si avvicina.
Esco dallo studio medico, mi serviva saperlo con chiarezza: la mia carriera è finita, ho abbastanza soldi per tre vite, ma non giocherò più con questa caviglia.
Fumo una Marlboro dopo dieci anni pensando al gran finale.
Il radiologo era più dispiaciuto di me, mio figlio tiene per voi…forse con delle terapie ritardiamo, cose che accadono e continua a rimescolare le carte.
Torno sempre a Tor Bella Monaca, dopo gli allenamenti, spengo il telefono due chilometri prima, mi metto un cappello ed entro nel mio primo appartamentino.
Qui è dove sono nato, il portone è rotto da sempre, orologio fermo al muro, non servono chiavi.
Parcheggio all’ex macello, salgo tre rampe a memoria, gradini lisci dal tempo.
Lo tengo per coltivare la mia passione, questo posto.
La mia passione è Gloria, ha ventidue anni tra un mese.
Gloria non esce dall’appartamento da quattro anni, anche prima, ero riuscito sempre e tenerla lontana dalla vita reale.
Mia e sua, Gloria è un’esperimento, ovvero un esperimento della mia oltre-vita.
Veniva a vedermi, primi allenamenti al campetto del quartiere, avevo sedici anni, lei dieci, mi disse che si era innamorata, una sera davanti a una granita.
Lei non era bella come le altre, ma a me ci teneva davvero, era ossessionata da me, finché arrivò il primo ingaggio, io partì per un ritiro vero, sarò tua per sempre, mi disse, non voglio essere tua moglie, né uscire insieme, ma tienimi vicina, in qualche modo, in qualunque modo.
Tienimi sempre- Il compromesso arrivò così, da solo, per gradi, un quasi amore che si sviluppava.
Non dissi nulla a nessuno e le diedi le chiavi di questa piccola, rifugiata casa, che è dove è partito tutto, mentre mi costruivo una vita, una vita vera, io.
Più io diventavo un personaggio, più lei si ritraeva, mi chiese imbarazzata se potevo mantenerla, risposi di sì, lei lasciò il lavoro.
Voglio trenta euro a settimana, non mi serve altro.
Te ne potrei dare tremila.
Trenta bastano, signore.
Mi sposai con un’altra donna, che amo, un’insegnante bellissima e colta, che mi ha dato tre figli sani, ma Gloria restava una parte della mia vita.
Provvedevo a lei, aggiustavo la caldaia, portavo una pianta per il terrazzo.
Come stai amore? Bene Paolo, ha portato il gattino? ah no amore, purtroppo non sta ancora bene Passiamo insieme due ore, tre pomeriggi a settimana, ho tutto il necessario e lei mi prepara un pranzo o una cena, metto dei dischi, Battisti e Mina.
Sta bene con me, vedo che tiene le mie foto, ritagli di giornale, non mi chiede nulla della mia vita, per lei è sempre il 2000, questa cosa anziché spaventarmi, mi riporta all’equilibrio.
Mia moglie non sa nulla, nessuno sa nulla della faccenda, neanche i miei più intimi amici, ma oggi è successo qualcosa, e devo darle una brutta notizia, so che è uscita Ero qui sotto e ho preso il pane, hai detto qualcosa a quello del pane? No Se mi menti me ne vado e sai che non mi vedrai mai più lei si agita, le cade la ciotola dell’insalata, tremo Parlavano di macchine, così ieri, e delle BMW e delle Jaguar e niente Cosa hai detto Gloria? Ho detto che per me sono meglio le BMW, perché dice sempre che le Jaguar, a parte gli interni, sono un disastro nell’elettronica.
Hai detto che ci conosciamo? Ho detto di si Hai detto che vengo qui? No, solo che ci conosciamo Non abbiamo mai fatto l’amore, non me l’ha mai chiesto, io non ne ho bisogno, eppure ci amiamo lo stesso.
Vedi che non serve scopare per stare insieme.
Mi direbbe una voce saggia nella testa.
Se va tutto male fuori, io so che ho lei, e forse devo ammettere per quanto io sia centrale nella sua vita, io non saprei cosa essere senza di lei.
Lei forse sa legarsi ancora alle piante, agli angoli di sole sul lato del palazzo, le sue piccole passeggiate fino al corso.
Io in realtà son solo senza lei.
Non potrò più giocare Gloria Cosa dice il medico? Non adesso, ma piano piano, un anno, forse Mi fermo al lavello, dalla finestra i palazzi squarciano un sole pesante, Tor Bella Monaca mi serve, è una malattia che profuma di sapone e di preghiera.
Si accuccia sul divano di velluto verde, è un feto e sta lì, il disco stacca su Fiori rosa fiori di…
Mi avvicino, dall’alto provo invano ad abbracciarla, la disintegrerei, resteremmo su quel divano per sempre, e in quel momento la sensazione è forte: non posso andarmene da qui, mai più.
Gloria, vieni qui, andiamo al cinema

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Redazione LOPcom

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