sud chiama nord

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Gli Uffici del Lavoro e della Massima Occupazione di Napoli, Secondigliano, Marano, Cicciano, Brusciano, Volla, Pianura, Arzano, Casoria…
erano stracolmi di gente dalla provenienza più disparata: Bologna, Torino, Milano, Firenze, Treviso, Belluno, Verona, Bolzano, Pordenone…
anime in pena, disoccupati di lunga data che dal misero nord del paese calavano a frotte nel ricco e opulento sud in cerca di fortuna; all’affannosa rincorsa al famigerato posto fisso, allo stipendio sicuro a fine mese senza tanti patemi d’animo.
La meta preferita di questi pellegrinaggi del lavoro era individuabile nella zona sud-ovest della penisola, in particolare nella cintura di comuni che abbracciava il capoluogo campano, area geografica che si distingueva agli occhi della nazione per l’alto grado di civiltà, compostezza, rispetto delle leggi e totale assenza di criminalità piccola o grande.
Nelle città di questa terra felice spuntavano come funghi ogni sorta di attività commerciali e artigianali; libere iniziative private che, senza particolari difficoltà, in breve tempo riuscivano a spiccare magnifici voli planari.
Servizi urbani che funzionavano con la precisione di un meccanismo ad orologeria di elvetica concezione, treni puntuali, autobus, tram e navette di collegamento rigorosamente ecologici, comodi e capillari all’interno di un sistema viario fluido e scevro da ogni congestionamento da traffico.
E poi ospedali ultramoderni, farmacie aperte 24 ore su 24, biblioteche fornite, sale cinematografiche e teatrali in abbondanza, discoteche senza sballi, strutture sportive all’avanguardia, strade perfettamente asfaltate, barriere architettoniche abbattute dappertutto e dulcis in fundo… la gente… la gente sempre sorridente, cordiale, onesta; insomma la Campania Felix fiore all’occhiello del Belpaese, con Napoli eletta a simbolo di questa meraviglia.
Tutto il mondo guardava a quel fazzoletto di terra quale esempio da additare e seguire.
I politici indigeni rappresentavano, poi, quanto di più ci fosse da elogiare: sempre disponibili al dialogo, totalmente al servizio dei cittadini, mai uno scandalo, una bustarella, una promessa disattesa… in poche parole il meglio del meglio, era lì la festa.
Da sottolineare, a ulteriore loro plauso, il fatto che quando si verificasse una qualche calamità naturale facevano a gara nel prodigarsi a far elargire dallo Stato quanti più aiuti economici e supporti logistici possibile ai disagiati.
Il Vesuvio, dal canto suo, di tanto in tanto dava una sbirciatina al tutto e sorrideva bonario, tornandosene a sonnecchiare placido come un feto adulto nel tranquillizzante liquido amniotico della placenta di madre terra.
Poi, gradualmente ma con un senso di ineluttabilità, i settentrionali immigrati cominciarono a segnalarsi per casi, all’inizio isolati, poi sempre più frequenti, di furti, rapine, estorsioni, minando alla base la serenità ed il benessere meridionale.
Seguirono episodi d’intolleranza e di razzismo da parte degli autoctoni; si avvertiva palpabile nell’aria una vibrante tensione sociale che diede corpo alla nascita e alla crescita di un movimento politico separatista sudista, espressione rivolta al governo centrale di una volontà chiara e netta di scollamento economico, fiscale e addirittura geografico dal resto del paese.
Ne risultò un odio xenofobo che schierò su posizioni radicalmente opposte i sudisti ed i nordisti.
I primi accusavano con toni aspri i secondi di aver guastato la propria terra; i secondi replicavano con astio facendogli notare il grado d’ignoranza, rozzezza e razzismo che trapelava dal loro finto benessere.
Ne scaturì una guerra civile combattuta a suon di pernacchie: fratelli d’Italia gli uni contro gli altri.
Povero Peppino Garibaldi, ci avevi profuso sì tanto impegno per unire questi martoriati lembi di terra… Stufo di assistere a siffatte beghe da vecchie zitelle inacidite, il Gigante Addormentato, dall’alto della sua possanza naturale emise un poderoso rutto di avvertimento, monito e invito per quella e per le future generazioni a darsi una buona e definitiva calmata, nell’interesse generale.
Infine riprese lentamente e con un gran senso di delusione e spossatezza psicologica il suo millenario dormiveglia.

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Redazione LOPcom

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