YASMINA

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Incagliata nel fondale di Porto Marghera.
Non si è capito bene come.
Venezia è vicina, Venezia è lontana.
Questa è la Venezia che non va in gondola, che non si specchia nei canali, che non si tinge i capelli con le tinte ramate del crepuscolo invernale sul Canal Grande.
Porto Marghera è la Venezia che suda, che lavora, che si ammala di esalazioni tossiche nel silenzio totale delle istituzioni.
Sei atteggiata a un’immobilità silente già da qualche settimana.
Triste.
Come la visione di un’enorme balena spiaggiata.
Provieni da Singapore, porti un nome da donna verniciato a caratteri bianchi su entrambe le fiancate.
Non si conosce il tuo contenuto reale.
Si formulano ipotesi su un carico poco gradito alle leggi italiane.
Il comandante che rifiuta gli aiuti durante la fase critica e che vieta, poi, la discesa a terra dei marinai, è interpretato come il segnale indicante livelli oscuri di malaffare.
Forse è così, o forse no.
Mi interessa poco.
I TG nazionali ti hanno dedicato, nel corso dei loro ballettini-bollettini informativi, parecchi minuti, sottratti per malinconico dovere di cronaca alla pubblicità editrice.
In questa gelida serata ci sono anch’io, appoggiato alla balaustra del fronte terrestre, assieme ad altri cento, a respirare con lo sguardo la tua inebriante essenza d’orientali lontananze.
Promesse mai fatte, ma è bello sapere che esisti e potresti portarmi via.
Yasmina… sarà sciocco innamorarsi di un mercantile, asiatico cargo dei sogni porta chissà cosa.
Incoerente, soprattutto, per chi non ha quasi mai navigato né amato particolarmente l’elemento salato, ma tu rappresenti l’ancora di salvataggio, l’amante discreta con cui fuggire da un’esistenza insipida, a macchine avanti tutta in direzione utopia.
Oggi ho sentito dire che stanno scaricando il contenuto per alleggerirti di peso e provare, per l’ennesima volta, a strapparti al soffocante abbraccio di un fondale non cercato.
Qualche giorno ancora e sarai pronta a puntare la prua verso il mare aperto e, sbuffando felicità fumosa al cielo stolido di questo febbraio inutile, riprendere, altera, l’interrotta rotta.
E io resterò qui, con le mani affondate nelle tasche del cappotto, dietro la grata della balaustra, a guardare il dipinto senza cornice che ti contiene mentre scivoli via sulle spume, trascinandoti dietro brandelli della mia anima lacerata.
Addio, Yasmina, hanno blaterato che potessi rappresentare un serio pericolo ambientale.
E così è stato.
Senza nulla inquinare ti sei fatta ugualmente ricordare.

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Redazione LOPcom

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