Libropatia: Poesia e rima

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Come fare a distinguere la poesia da altre forme di discorso? Nella storia della composizione poetica occidentale ci sono stati diversi marcatori, che hanno consentito di far percepire la poesia come tale.
La rima è stata l’espediente di maggior successo, a partire dalla nascita delle letterature in lingua volgare.
Precedentemente, ai tempi del greco antico e del latino classico, si utilizzavano altri strumenti, che sfruttavano la differenza quantitativa delle vocali, distinte in brevi e lunghe (per natura o per posizione).
L’utilizzo di una struttura basata sul tempo, sulla durata dei suoni, mostrava quanto la poesia fosse ancora accomunata alla musica.
L’uso della rima, che si diffuse probabilmente attraverso la poesia provenzale, e secondo alcuni derivante da modalità proprie della poesia araba, si affermò nelle prime letterature neolatine ed ebbe fortuna persino in quelle germaniche e in quelle slave.
In Italia, per imitazione delle forme poetiche del mondo classico, si sviluppano anche i versi sciolti, in particolare gli endecasillabi non rimati.
In questo metro vengono composte alcune delle maggiori opere di poesia del XIX secolo, come I sepolcri e Le ricordanze.
D’altra parte già l’Algarotti, nel Saggio sulla rima, alla metà del Settecento, considera la rima come un artificio che costringe i poeti a stravolgere la propria composizione, per l’obbligo di introdurre in fin di verso parole che facciano rima tra loro.
L’uso della rima scompare poi nelle Odi barbare carducciane, uno dei più interessanti esperimenti di costruzione formale, tendente a imitare il ritmo delle composizioni classiche.
Il Novecento non farà che accentuare la perdita di rilevanza della rima nella versificazione, tanto da far percepire come obsoleto e nostalgico l’uso di versi rimati.
Contribuisce a questa sensazione la frequente lettura di testi di poeti stranieri in traduzione,dove a un uso della rima nella lingua d’origine non può corrispondere un testo rimato in italiano.
Di fatto, la forma di poesia dominante diviene quella in versi liberi, non legati da obbligo di rima né di ritmi preordinati, seguita dalle composizioni in prosa poetica.
La rima però non scompare totalmente.
Rimane tra le opzioni del poeta.
La usano ad esempio Giudici, Caproni, Saba, Pasolini, persino Zanzotto, per non parlare dei poeti per musica, come De Andrè.
Come in tutte le attività, l’uso di regole e di strutture tradizionali, se pure non corrisponde al gusto espressivo dell’artista, costituisce comunque un esercizio valido, un po’ come l’uso del codice in informatica (anche se ormai si può fare quasi tutto in modalità grafica) o lo studio anatomico per il pittore, anche se poi quest’ultimo dovesse scegliere stilemi della pittura informale.

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