Quando al di qua o al di là

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Quando al di qua o al di là di quel che diciamo vita la mente volge e tra ambagi il tutto sventra e discolora e crudeli corrono i dettagli di ricordi non più legati al me estraneo che fui ieri afono scoppia un urlo in gola polvere fine di tristezze poi da tomboli di solitudine s’alza e un turbinio segue mentre occhi e bocca sigillo.
Da incalzo di riesumare irritato assente al domani ignoto presente in un presente fatuo pur qualche pensiero abuso su lapidi di memorie e giorni mentre per strapiombi vado e greve dilegua e muore l’attimo inutile vissuto.
Quanto tonfa e come s’abbuia l’anima a visite di altri tempi: nessun prodigio passato si ripete nulla raggia da quel che avvenne scampo non c’è ad ambascia di morte che a tempo si accompagna e concluso destino ammanta! Ricompormi ridarmi forma e volto nella mora dell’ombra è poi il compito atroce per rientrare in un’esistenza che ancor a nulla riadduce.
Ah quando per viali solitari andando non incontri abbagli e adeschi di speranze e un’angoscia come maglio cala e ti schiaccia cuore! Nullificata l’agnizione venuta meno per anemia l’illusione a che vale recluso opporsi al fato? Ahimè merlo che chioccoli tra cingolo di alberi frondosi mai più, come te, tornerò a cantare!

 

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