Pranzo di condominio

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Pranzo di condominio Lo squillo del telefono ruppe il silenzio in cui Anna Busca era dedita alla occupazione preferita del venerdì mattina: preparare il pesto e pulire il pesce.
Due riti che celebrava con laica sacralità, anziana vestale del piccolo tempio in cui trasformava la propria cucina: gli aromi del basilico e del formaggio combattevano con il freddo profumo del pesce di mare.
– Si, chi parla? – Buongiorno Signora, sono il Dottor Malfatti.
Come va, tutto bene? Quella voce e il tono mellifluo: non li sopportava, né tollerava l’approccio servile e ambiguo.
Era l’amministratore condominiale? Facesse quello e non si atteggiasse a maggiordomo.
– La ringrazio, dai miei settant’ anni non mi posso lamentare.
– Toccando la lama del coltello.
– Ringraziamo il Signore.
Pure quello tirava in ballo, era veramente devoto il buon Malfatti.
– Mi dica, come posso aiutarla.
– Reggeva il gioco rispondendo con tono educato e formale.
– Si tratta dell’accesso al suo giardino, per favorire i lavori al primo piano.
Ancora quella storia: allora era vero, nulla cambia fino in fondo.
Governi, allenatori, giornalisti e amministratori: è sempre la stessa zuppa.
Come il predecessore di Malfatti, falso e ficcanaso.
– Lei sa che non mi può obbligare e ho buone ragioni per non dare il permesso.
– La capisco, ma si metta nei miei panni: sono tra due fuochi.
Il suo vicino di casa e la ditta, mi venga incontro.
– Non voglio parlarne al telefono, ma non sarei d’accordo: ne va della mia privacy.
– La ringrazio, spero solo di farle cambiare idea.
“Che noia, – pensò – anche un bambino delle elementari avrebbe già capito: non voglio estranei nel mio giardino.
E’ così difficile da spiegare?”.
Proseguì nei suoi riti e, appena ebbe finito, telefonò all’amica che abitava nell’altra scala del palazzo, Norma.
Con lei condivideva la passione della cucina: erano due esperte nell’uso della carne per condimenti e farciture.
Il ragù di Anna e Norma, le loro lasagne o i cannelloni, per non parlare del pasticcio di carne erano leggendari; le occasioni di gustarli si facevano sempre più rare, di solito in primavera.
L’ultimo pranzo, cui erano stati invitati i condòmini di vecchia data come le due cuoche, risaliva a due anni prima: fu definito epocale.
Non esisteva una ricorrenza o un evento speciale, erano Anna e Norma a decidere, con breve preavviso, la data del pranzo.
Questo creava gioia nei presenti e sconforto in quelli che non riuscivano a disdire impegni già programmati.
– Ciao Norma, spero tutto bene.
– Anch’io grazie.
Ti ho chiamato perché penso sia giunta l’ora di organizzare uno dei nostri pranzetti condominiali.
– Direi fra un paio di settimane: ci sei? Benissimo, ci sentiamo.
Un sorriso diede aria ai suoi denti bianchissimi: la giornata, dopo il nuvolone che era stato Malfatti, tornava serena.
Il week-end filò via tranquillo tra letture e passeggiate; si era appena alzata, erano le otto, e si apprestava a bere il caffè quando ringhiò il campanello.
Mai disturbare Anna nella degustazione mattutina: di quello si trattava, aroma e gusto.
In silenzio.
Dedicò uno sguardo triste alla tazzina e un’occhiata feroce alla porta: chi osava? Seguì un bussare lieve, quasi timido.
– Signora, disturbo? Sono il Dottor Malfatti, è in casa? “Si, ma sono con Brad Pitt.
Torna dopo razza di idiota!” – Poterlo gridare.
– Un attimo, metto la vestaglia.
Si dedicò al caffè ancora caldo, ma ormai la magia era svanita.
Quell’uomo era davvero senza speranze, una frana.
– Buongiorno, che sorpresa.
Che ci fa qui, a quest’ora? – Disse, calcando sulla ‘o’.
– Inizio a lavorare presto, come saprà, e ho pensato che anche lei fosse mattiniera.
Vedo che non mi sbagliavo.
– Vada al sodo, Malfatti.
Oggi non sono in vena.
– Mi spiace seccarla ancora con la questione del… – Il giardino? Basta, ora la misura è colma.
Le ho detto di no e la prego, anzi la esorto, a non chiedermelo ancora.
Arrivederci, anzi addio! – Chiuse bocca e porta, in sequenza.
Osservò dallo spioncino Malfatti che, esitante, stava per suonare il campanello; desistette subito e, con aria seccata, si allontanò.
I lavori nell’appartamento del vicino di casa iniziarono, come da contratto, sette giorni dopo; l’Avvocato Tesconi, contro ogni sua previsione, non le fece rimostranze per il rifiuto a concedere il giardino.
Si scusò perfino dell’insistenza di Malfatti, arrivando a ipotizzare la proposta di sostituirlo.
– Davvero la pensa così, Avvocato? – Le assicuro che non sono l’unico; in molti si lamentano dei suoi modi e della sua ’latitanza’ nei momenti in cui sarebbe utile la sua presenza.
– Mi sembra una brava persona, solo un pochino pedante.
Ancora non capisco come abbia potuto sposarlo, quell’angelo della moglie.
Dialogo sereno tra due pacati anziani, soddisfatti dalla vita e dall’esperienza.
– Dice? Avrei detto il contrario, lei sembra molto innamorata; comunque non si preoccupi, gli operai la disturberanno solo per una decina di giorni.
C’è un lieve ritardo perché uno degli uomini si è assentato senza motivo.
– Bene, allora sa che le dico? A fine lavori festeggeremo con un pranzo condominiale.
– Uno dei suoi menù di carne, cucinato con la Signora Anna? – Dice radioso l’Avvocato.
– Certo, lei potrebbe pensare al vino.
So che è un esperto.
– Non dubiti; se permette darò io la notizia agli altri.
Soliti inviti? – Certamente, solo buongustai.
– Saranno felici, dopo due anni di digiuno! Trascorsi una dozzina di giorni, con lieve ritardo i lavori giunsero a conclusione; nell’aria si sparse subito l’eco dei preparativi dell’evento atteso due anni.
Letteralmente, nell’aria: il profumo dei sughi e dei preparati delle due donne invadeva piacevolmente l’atrio e le scale del palazzo stimolando menti e palati.
Il viavai dei condòmini era giustificato dai preparativi: l’allestimento nella sala dell’attico sopra la scala ’A’, l’acquisto dei vini e dei dessert, gli ultimi accordi sull’ora.
Nei due giorni precedenti il pranzo Anna e Norma si erano segregate nei rispettivi appartamenti, non aprivano la porta né rispondevano al telefono.
In verità qualcuno aveva notato che non erano risultate reperibili anche la settimana appena trascorsa; sicuramente impegnate nell’acquisto e nella preparazione dei tagli di carne.
Roba di qualità, fornitori top-secret.
– Ha visto le due cuoche? – No, Avvocato.
Ma a giudicare dal profumo mi pare che tutto giri al meglio.
– Direi di sì; piuttosto, cercavo Malfatti per definire i costi dei lavori a casa mia.
L’ha sentito? – Ho mandato una e-mail, ma non ha risposto.
Sai che novità.
– Si farà vivo, quando si tratta di riscuotere non perde un colpo.
Tutto fu pronto: tavola apparecchiata a regola d’arte, con fiori colorati e segnaposti.
Gli ospiti, i Signori Manetti, servirono un leggero aperitivo con stuzzichini: nessuno osava guastare l’appetito, con quello che li attendeva.
Un applauso salutò le due cuoche: niente grembiule, ma abiti sobri ed eleganti, scarpe con mezzo tacco e un filo di trucco.
Due nonne discrete e amabilmente concrete: Anna sorreggeva un vassoio fumante con lasagne al ragù, Norma introdusse una teglia in ceramica di pasta alla chitarra, con sugo rosso.
I cinque sensi stuzzicati: occhi, naso e bocca, con la splendida vista, il profumo e l’acquolina.
Le mani che si sfregavano l’una con l’altra e le orecchie, a cogliere il suono delle posate che servivano le porzioni.
Seguirono minuti di religioso silenzio, poi un brindisi.
– Alle nostre due cuoche, ringraziandole con preghiera di non farci attendere altri due lunghi anni! – Spettò all’Avvocato, residente anziano, rallegrarsi con le artiste dei fornelli.
– Adesso il pasticcio di carne e le polpette, una novità! – L’allegria di Anna era contagiosa, strappò una risata e un altro brindisi, le forchette pensarono al resto.
Dopo i dessert e il caffè l’ozio della beatitudine si impadronì di corpi e menti; solo l’Avvocato insistette sull’assenza di Malfatti.
Anna sentì il dovere di intervenire.
– Le manca così tanto, quel rompiscatole? – Non sia così severa, è pur sempre il nostro Amministratore.
– Da oltre due anni e sarebbe ora di cambiare; che ne pensano gli altri? Dai volti appesantiti dal cibo nessuna reazione; i presenti non adoravano Malfatti.
– Un silenzio eloquente, – disse Anna – cercheremo un sostituto.
La festa si trascinò per un paio d’ore tra tentativi di ballo e conversazione; dopo i saluti di rito Norma e Anna si recarono nell’appartamento di quest’ultima.
– E’ andata bene.
– Come sempre, avevi dei dubbi? – Iniziava a preoccuparmi l’Avvocato, con tutte quelle domande su Malfatti.
– Quel fesso, ce ne siamo liberate per sempre.
– Non allo stesso modo dell’altro due anni fa.
– L’importante è che sia sparito.
– Anna si guardò intono, poi diresse verso il giardino seguita da Norma continuando a parlare – Voleva ficcare il naso nel giardino.
– Come te ne sei liberata? – Un amico, ex-poliziotto che frequenta la scuola di ballo, mi ha fatto avere delle foto che lo ritraggono con una prostituta.
– Chi, lui, con quella moglie ricca e religiosa? Le due risero di gusto, poi si aggirano tra le aiuole con fiori curati.
Si fermarono su quella verso il margine esterno, la terra fresca e senza fiori.
– Il suo precedente collega dov’è? Con lui era stato un bel pranzo.
– Là, sotto le gardenie.
Un bel posto, tranquillo e riparato.
– E sopra questa terra nuova cosa metterai? – Pensavo a margherite, in fondo era un operaio: un tipo semplice.

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