Fuoco

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– Sei sicuro di quello che dici? E’ spaventoso.
– Purtroppo si, me l’ha detto Giovanna.
Non ci sono dubbi, è andato tutto perduto e sono morti.
Gli unici superstiti siamo noi.
La voce di Giuseppe è rotta dal pianto e dai singhiozzi: nessuna remora, non si può trattenere.
– Io, tu, Giovanna e chi altro? – Il bambino, Francoise.
Il figlio adottivo della coppia francese.
Mentre Giuseppe piange Luisa è fredda, gli occhi colmi di lacrime asciutte.
Ma lei è così, compensa il dolore con la razionalità: cerca di trovare soluzioni e conforto nelle idee.
– La dinamica, qualcuno ha indagato? – E’ assurdo e banale: il padrone di casa si è addormentato alla scrivania, con la sigaretta accesa nel posacenere.
Urtandola è finita su una pila di fogli che si sono incendiati.
– Un po’ di carta non manda in cenere un appartamento e il lavoro di sei mesi.
Dalle lacrime alla logica, i conti non tornano.
– Quell’idiota doveva caricare lo Zippo, l’ha dimenticato aperto e la benzina rovesciata ha fatto il resto.
– Non era così vecchio da non potere reagire.
– Si è svegliato, per lo spavento è caduto e ha battuto la testa perdendo conoscenza.
Una tragedia orchestrata da qualche divinità capricciosa, non c’era dubbio.
Che si era poi goduta lo spettacolo con i suoi simili, annoiati dalla routine eterna.
– Perché non usava il computer? – Sembra che lo utilizzasse sempre, ma stava revisionando il tutto e sai che è preferibile farlo sul cartaceo.
– Ha sofferto molto? – Non siamo in grado di giudicarlo, dovresti ricordarlo.
– Giovanna che ne pensa, come ha reagito? – Al solito, si è chiusa nello studio e scatta a ripetizione.
Ognuno alza le proprie difese.
Erano di un altro mondo, non restava che ammetterlo in modo definitivo.
Era dura, ma la realtà può esserlo in modo crudele.
Che ne sarebbe stato di loro due e Giovanna? E il bambino, chi lo avrebbe tenuto e accudito? Aveva solo tre anni, adottato per strapparlo a un futuro di bambino-soldato in Africa e, ancora, solo e inconsapevole di un domani con molte meno certezze.
– Il fuoco ha distrutto la carta, ma i dati nel pc? – Non ti arrendi mai, vero? Tipico di una donna, ma purtroppo è tutto fuso.
– Allora non ci resta che aspettare, o hai una soluzione migliore da proporre? – Non ho esperienza di bambini, lo sai.
E il recente passato ha dimostrato che tra noi due non c’è il minimo feeling.
Scende un silenzio denso, si potrebbe tagliare con una lama.
Li avvolge come un pantano spesso che li immobilizza.
– Il bambino dov’è, hai notizie di lui? – Sta nel posto in cui l’ha lasciato l’idiota ieri sera.
– Non tenermi sulle spine, c’è qualcuno che si occupa di lui? – I genitori sono andati, lui è all’asilo nido e penso che le autorità abbiano provveduto.
Sempre che non facciano storie per il colore della pelle.
– Che cazzo c’entra? – E’ una donna istruita, gli studi per il suo lavoro e l’amore per la cultura.
Ma quando è troppo… Francoise viene dal Kenya, una terra sconvolta dal fuoco.
Le fiamme dell’odio, gli incendi delle capanne e le ceneri delle macerie: tutto appiccato e alimentato da rabbia tribale e interessi economici.
Il fuoco, sempre lui, gli ha incenerito il futuro e strappato i nuovi genitori dopo quelli veri.
Restituito alla vita nudo e solo.
– Non conta il fatto che sia nero, ma gli ingranaggi dell’adozione sono stati oliati all’origine.
I due francesi erano benestanti e avevano fretta, così hanno pagato un funzionario locale.
– Il genio che ha avuto l’idea, chi è? – Ancora il responsabile di tutto, Write Em.
Aveva pensato a tutto: noi, l’adozione con la coppia ideale e tutto il resto.
Purtroppo è tutto andato in fumo, scusami l’ironia, per colpa sua.
Di nuovo l’imbarazzo afferra i due, congela il confronto per qualche secondo.
– Che posto di merda, non c’è neanche un divano per sedersi.
– Anche questo l’ha deciso lui: sai che non abbiamo autonomia.
– Se non ci avesse lasciato in questa situazione direi che se l’è meritato.
– Non arrabbiarti, in fondo è solo una grande metafora.
La donna non ci sta, non accetta la transizione dal pianto alla calma olimpica ostentata dell’uomo.
Da bambino piagnone a mentore saccente? – Ti racconto io una metafora: siamo nella merda! Bloccati in questo posto che nessuno conosce, nulla da mangiare e neanche un posto per dormire.
– Con ampi gesti delle mani mostra l’ambiente disadorno che li circonda.
– Il fuoco.
– Che vuoi dire, professore? Spiegati meglio, o non sono alla tua altezza? – E’ il succo di tutta la vicenda: dal fuoco che doveva avere la nostra storia, a quello che ha dannato Francoise, sino alle fiamme che hanno messo la parola fine.
– Gira le palme verso l’alto a ribadire l’ovvio.
– Il problema è proprio quello: manca la parola ‘fine’.
Una certezza scaccia l’altra; la consapevolezza che quel limbo non sarebbe mai finito.
Senza una storia d’amore, senza ridere o piangere.
Affetti e odio cancellati da fiamme spietate e innocenti appiccate, suo malgrado, da chi aveva pensato a tutto: il primo appuntamento tra Giuseppe e Luisa, il lavoro di Giovanna, la famiglia adottiva di Francoise.
Persone comuni, certamente, ma con pregi e difetti; emozioni e aspirazioni, conflitti irrisolti e prove da superare.
– Allora resterà tutto così? Io e te continueremo a farci domande, non conosceremo il destino di Francoise e potremo solo sentirci con Giovanna.
– Beh, anche per lei non va meglio.
Chiusa nel suo studio fotografico a imprigionare su foto digitali gli stessi eterni momenti.
– Almeno quelli non andranno in fumo.
– Uno sprazzo di ironia dipinge la smorfia di un sorriso sul viso inespressivo.
Eppure Write Em non era alla prima esperienza, aveva già trattato situazioni ingarbugliate: donne sole e ragazzi difficili.
Storie d’amore e tradimenti, killer e profiler, viaggi e dirottamenti aerei: insomma le sue competenze e i suoi interessi erano vari e differenti.
In fondo il segreto era uno solo.
Di certo la documentazione e l’informazione su luoghi, tempi e situazione geopolitica: uomini e donne come Luisa, Giovanna, Francoise e Giuseppe andavano osservati e capiti, ma lo si poteva fare solo nel tempo e nella città in cui vivevano.
– L’idiota ha anche fatto dei viaggi per studiare meglio dove viviamo: quanto tempo buttato.
– Non chiamarlo così, non saresti nulla senza di lui.
Tienilo a mente.
– Sei proprio un uomo, limitato e qualunquista.
– Torna a essere tagliente, una falce con il grano.
– Avanti genio, trova tu una soluzione! Lui era tutto per noi: se non troviamo qualcuno che prosegua il suo lavoro siamo fottuti.
Lei si assenta per qualche minuto; gli occhi chiusi non lasciano filtrare pensieri o emozioni.
Quando torna ha una diversa consapevolezza.
– Ti prego di perdonarmi, sono stata assurda.
Mi sono visto persa e ho cercato un caprio espiatorio cui addossare le colpe.
– Non fa nulla, poi anche Em non ha colpe.
E’ stata solo sfortuna: lui amava quello che faceva.
Aveva il fuoco a spingerlo e il fuoco lo ha fermato.
Luisa tenta un’ultima strada.
– Non aveva salvato i dati su un altro supporto? Non li ha fatti leggere a nessuno? – Sai com’era: geloso di quelli che considerava quasi dei figli.
Era affezionato a noi, come a tutti gli altri.
– Ti dico una cosa: lui ci ha reso quello che siamo, il destino ci ha messo lo zampino e ha mandato all’aria i suoi piani.
Viviamo alla giornata e speriamo di servire a qualcun’ altro.
– Con lo stesso fuoco? – Naturalmente.
Luisa e Giuseppe tenteranno di recuperare il rapporto fallito ancor prima di iniziare? Che destino aspetta Francoise? E Giovanna, la brillante fotografa, vincerà il premio cui ambisce? Non è dato saperlo: i personaggi del romanzo, nati dal fuoco creativo di Write Em, sono stati uccisi dalle fiamme appiccate da se stesso.
I pochi superstiti, smarriti, possono solo confidare che da una scintilla scaturisca un’idea e da questa una storia che faccia per loro.

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