Alba

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La fiamma era ipnotica.
Surreale.
Quanta energia sprigionava quel sensuale velo infuocato.
Tutti attorno a quel falò, stregati dal muoversi seducente del fuoco, che sembrava quasi avvolgerli.
Per quanti anni aveva brancolato nel buio, in una storia d’esistenza fatta di caccia, di suoni gutturali, di stupore davanti ai fulmini, paura davanti ai ruggiti.
Ogni tanto uno dei piccoli tirava un legnetto per alimentare quella fonte di speranza, di sicurezza; ormai tutti avevano capito come non farla morire.
Qualcuno dei più saggi avvicinò un lembo di carne, gli altri lo fissavano increduli, avrebbero detto: “Cosa fai? Così lo rovini!” se solo avessero avuto un vocabolario articolato, ma non era ancora il momento.
Per fortuna! Se lo avessero fermato probabilmente ci avrebbero messo di più a capire che la carne cotta era decisamente più saporita e sana di quella cruda.
Qualcuno suppose che probabilmente le fiere temevano quella lingua infuocata, dopotutto emanava calore, faceva male se si osava avvicinarsi troppo ad essa.
Ma per ora era anche lui magicamente attratto dalla vampa.
Qualcuno vegliava su di loro, il fuoco era stato a loro donato per permetter loro di sopravvivere, prosperare.
O forse il Fuoco stesso era un’entità benevola, chissà.
Ma l’Alba dell’Uomo riservava ancora molti pericoli.
Una nuova scoperta, casuale certamente, li aveva illuminati.


Ivan Sabatino

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