Tra Hypnos e Thanatos: ad un passo dal sonno.

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Cavalco libero dal bronzo dell’armatura nel cielo plumbeo di pesante Libeccio.
Gocce di tiepida pioggia rubata al deserto sferzano gli occhi serrati in tanto clangore.
In vortici di pensieri rotolanti e incoerenti si distende il mio corpo su nubi di cotone.
Letto di coltri e guanciali attendi ch’arrivo! Non sarà per molto che m’accoglierai: solo il tempo d’un breve isolato sbadiglio.
Altro sarà, nel mio sogno, il luogo del riposo! Giaciglio di canne intrecciate dal vento, sospeso su fili intessuti dal ragno amico, – quello a cui devastai la tela la notte scorsa – rivestito dalle piume rubate allo scricciolo ch’ora stenta a sfuggirmi volando e corre.
Chi ancora dovrà patire pei miei sogni? Domani all’alba baverò sul lindo soffitto la trama esca per insetti ed illusioni; allo scricciolo renderò parte delle sue piume: alcune le terrò per planare verso il tramonto.

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