Non è ancora il momento di partire

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Non è ancora il momento di partire devi ancora aspettare mi ripete una voce se tardo non è per colpa mia e così per digerire l’attesa mi vedo costretto a chiacchierare con i miei pensieri.
I più prolissi certo sono loro io mi limito a poche domande: da dove vengo, dove andrò cosa ho fatto della mia vita e così via dicendo.
Tra una pausa e l’altra a volte mi addormento o se non ci riesco alla fine finisce che miro una volta stellata corro a un mare remoto penso ad una donna o mi assonno su un libro.
Bisogna pur far qualcosa mentre la vita si svuota del tutto e dissacrata stinge i suoi colori così vari.
La noia e il vuoto come altre cianfrusaglie incursori del mal di vivere poi sono sempre in agguato pronte a sopraffarci a metterci un braccio attorno al collo e soffocarci: i malandrini incorporei nell’ombra appostati non aspettano altro! Senza compagne nostalgie figlie di passato e futuro vivo nella chiarezza frontale del mio destino vago tra sussulti di silenzi acuti; per essere obliterato un biglietto di sola andata valido, stretto custodisco nel palmo asciutto della mano.

 

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