LA MIA NONNA E’ IL NATALE

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Non ricordo esattamente quando capii che Babbo Natale non esisteva.
Ricordo però che frequentavo le Elementari nel periodo in cui si sbugiardava tutto.
Se credevi a qualcosa in cui non credeva il branco, eri fuori.
Ad esempio il wrestling, quello con Hulk Hogan e Ultimate Warrior, si era sparsa la voce che fosse tutta una messa in scena ed era dura, come verità, da mandare giù.
Più che altro ci si diceva “Tanto è tutto finto” e lo si diceva con l’aria di quello che ha scoperto una cosa che gli altri ancora non sanno, ma con un po’ di dispiacere.
Stessa cosa fu per Babbo Natale, a scuola ci dicevamo “Babbo Natale tanto non esiste”, però, dentro di noi, ci credevamo ancora, almeno un pochino, nel caso avessimo preso un abbaglio e lui, arrabbiato, si fosse vendicato senza lasciarci niente sotto l’albero.
Di quegli anni ricordo i tentativi di restare sveglio la notte del 24 per vederlo arrivare.
Camera da letto dava proprio sulla stanza dove c’era l’albero, che a me sembrava sempre grandissimo e bellissimo rispetto a quello che faccio oggi; mi stendevo sul letto con la porta socchiusa e tendevo l’orecchio aspettando che si aprisse il portone al piano terra, in attesa di quei campanellini che significavano il suo arrivo.
Mio fratello dormiva nel letto accanto a me e crollava immediatamente dal sonno, io resistevo, resistevo, resistevo… Ma alla fine crollavo sempre.
Mi svegliavo la mattina con un’adrenalina incontrollabile, mettevo le pantofole, correvo sotto l’albero e cercavo il regalo con il mio nome.
Poi svegliavo i miei genitori e mio fratello.
Saltavo letteralmente sul suo letto urlando “Ci sono i regali! Ci sono i regali!” e non sopportavo il fatto che lui volesse alzarsi con calma, magari fare anche colazione.
Per me non esisteva altro che quel momento: alzarsi, correre sotto l’albero, svegliare tutta la casa e sentire il cuore a mille scartando i primi regali.
Doveva esserci tutta la famiglia, perché tutti dovevano vedere ciò che Babbo Natale aveva confezionato per me.
Era un’emozione bellissima.
La stessa che si prova in poche altre cose nella vita.
Ed era breve, perché una volta aperti i regali, il Natale era già finito, non c’era tristezza, quello no, ma era svanita la magia dell’attesa e della scoperta, almeno per un altro anno ancora.
Oggi il Natale è un’altra cosa, bisogna cenare con quei parenti lì, pranzare con quei parenti là, pensare ai regali giusti, spesso sbagliarli, e togliersi il solito felpone col cappuccio per indossare uno di quei maglioni che pizzicano e che non hai mai messo.
La magia di credere nell’impossibile è svanita e non tornerà più, solo cosa resta invariata nel tempo: la nonna che a 92 anni ancora ti regala il pigiama e la busta con 50 euro.
Ecco, per me oggi il Natale è questo, non è più Babbo Natale, la neve e la speranza di ricevere il galeone dei pirati Lego, il Natale è quel piccolo gesto che va fuori dagli schemi del tempo, sempre identico a se stesso e sempre indistruttibile.
Ogni anno nonna mi guarda e dice “Il prossimo anno non ci sarò più”, invece il prossimo anno è già arrivato e lei c’è ancora, con la sua busta e il pigiama.
Questa è, per me, la magia del Natale.

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Francesco Checco Satanassi

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