Nenia sgualdrina

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Io, urna traboccante di fiele sazio l’avida bestia inviolata, mi accendo nei tormenti al chiaro di luna e accolgo nel ventre la voragine malsana.
Ansiama la nenia sgualdrina! Spietata.
Concessa.
Avvelenata! Odora di possesso che non chiede con occhi da brivido che lede.
Stagna l’orrore nell’orgasmo che commuove! Il vizio stremato scalda col suo gelo! Ma la pelle brama la carezza mattutina e l’anima d’archiviare la martire puttana.

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sebina pintaldi

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