il colore delle cose

0
()

il colore delle cose La vecchia valigia di cartone pressato era aperta sul letto, con gli angoli lisi come se fossero stati sfregati per chissà quanto tempo in giro per le stazioni del mondo, lisa e consunta come se il calore del sole la avesse sbiadita ed aperta sul letto sembrava la bocca sdentata di un vecchio intento a russare.
l’afa nella stanza, mescolata alla forte tensione , mi faceva sudare in maniera eccessiva tanto che abbondanti rivoli mi scendevano lungo la schiena e il dorso della camicia era già bagnato.
L’angoscia e la disperazione della partenza forzata mi opprimevano dandomi un senso di affaticamento e difficoltà a respirare.
Una volta riuscito nel compito di fare entrare nella valigia tutto quello che avevo preparato, un po’ così ad intuito,la chiusi facendo scattare le due cerniere laterali e vi legai nel mezzo una vecchia cinghia, la quale come la valigia aveva visto tempi migliori.
Sottili figure di fuoco lambivano danzando in maniera vorticosa la mia mente, bruciando ed accartocciando quello che rimaneva della mia anima.
Il tempo di mettere alcuni libri che non avevano trovato posto in valigia assieme ad altri oggetti di uso quotidiano in una borsa di tela a tracolla, fu sufficiente per vedere scorrere il film a colori della mia vita, proiettato in maniera veloce, tanto da poter essere scambiato per un film di comiche di altri tempi, anche esse tristi e logore come me.
Bene.
Era giunto il momento della partenza per quanto inaspettato e sofferto e per questo appunto ancora più doloroso ed inconcepibile.
Chiudersi la porta alle spalle non era solo un gesto simbolico, ma, sapevo benissimo che avrebbe rappresentato l’ inizio di una nuova vita, non so se migliore o peggiore di questa, ma senz’altro diversa e priva di tanti anni di serena spensieratezza e di innocente allegria.
Gli addì forse sono inutili e proprio perché sono addì forse non hanno più motivo di esistere in quanto non sono più necessari.
Come rimpiangevo i tempi in cui bambino, correvo felice nei prati sotto casa, giocando con gli aquiloni fatti da me.
Certo allora, per fortuna , la mente di un ragazzino non poteva pensare a tutto quello che di brutto c’è nel mondo.
Malattie che generano angosce, angosce che generano malattia, amori che finiscono creando sia una cosa che l’ altra, genitori che muoiono ,figli che muoiono, lavori che si perdono, tragedie nella tragedie, il tutto in attesa che la morte ci separi da questo corpo assurdo.
Come mai siamo nati?.
Quale scopo ha la vita e cosa ci riserva?.
Gioie effimere e fatue, materialismo che non ci ripara ne fa da ombrello alle sofferenze, né ci preserva dalla morte.
Chiudere una porta e un’altra che non si apre, anche se spingo con tutta la forza che ho.
Ho perso tutto, dietro quella porta che mi hanno fatto chiudere alle mie spalle, e so che di quello che è rimasto dentro, non potrò più portare via nulla.
Angoscia, angoscia e solo angoscia che diventa terrore liquido alla notte che non passa mai, imbottito di formule chimiche, che mi alterano il cervello e basta.
Sogno cose strane, quelle che sogni quando ti risvegli da una operazione alla pancia, visioni senza senso , che ti vengono incontro nel loro velo nero e ti fanno sudare.
Brucio dalla voglia di possedere il mondo, invece è il mondo che mi possiede, mi stritola nella sua morsa infernale, tanto da farmi urlare e rimanere afono.
La vecchia valigia mi segue come un cane fedele , facendomi portare tutto il peso di un amore che non c’è o non c’è mai stato.
Fra le persone non esiste alcun rapporto, ed anche quelli che credono di avere bevuto dal calice della felicità, ben presto si accorgeranno che l’uomo non è monogamo, e quello che chiamano amore è solo sesso allo stato puro, il quale nell’ infinito spazio che ci circonda, dura solo il tempo di un urlo.
Tirarsi dietro una valigia per andare dove e da chi?.
Sceso l’ultimo scalino ed uscito in strada rimango avvolto in un mare policromo di emozioni, che mi accecano e che non so interpretare.
La vita non ha corpo e rimangono solo nell’etere le parole che abbiamo pronunciato prima di morire e di vedere tutte le luci al caleidoscopio che come fuochi di artificio ci avvolgono, facendoci trovare la pace fra quelle scintille colorate che come lacrime scendono dal cielo, spegnendosi per sempre in mare.
DANIELE GUALTIERI 20/08/2016

Leggi anche  Il Cartografo -racconto in tre parti - Parte 1

 

Ti è piaciuta questa pubblicazione?

Clicca per valutare

Valutazione media

Vuoi essere il primo a valutare questa pubblicazione?

Se ti è piaciuta questa pubblicazione...

Ci dispiace che questa pubblicazione non ti sia piaciuta

Cosa non ti è piaciuto di questa pubblicazione?

Redazione LOPcom

Lascia un commento