scusi, vuol ballare con me?

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Scusi… vuol ballare con me ? Grazie, preferisco di no! Ecco parafrasando una famosa canzone degli anni 70, a me di ballare proprio non è mai piaciuto.
Sarà che ero talmente timido che a quei tempi il solo pensiero di mettere piede in pista era come se mi avessero mandato al rogo come Savonarola.
Ci sono andato in compagnia di amici, successivamente con fidanzate e pure la moglie, ma il pensiero di poggiare il piede sulle mattonelle, sapendo o credendo di essere ridicolo, mi ha sempre bloccato del tutto.
A quel tempo, andavano per la maggiore due disco ( oggi le chiamano così e le teche sono sparite) ed erano entrambe a Milano Marittima.
Una era davvero molto gettonata ed ha fatto la storia della musica e non solo qui da noi, era conosciuta e famosa in tutta Italia, essendo frequentata soprattutto da celebri calciatori, i quali oltre che ballare e fare altre cose più o meno amene, trascorrevano le vacanze estive in un famoso bagno tuttora esistente della zona.
Ma per me quel genere di locale era off-limits, per due ovvii motivi.
Il primo di origine finanziaria, in quanto se non eri invitato da qualche grande amico del proprietario oppure non eri nel clan delle famose celebrità, pur avendo pagato il biglietto ad un prezzo improponibile, alla porta venivi fermato dagli uomini addetti alla sicurezza e se non avevi la cravatta, o il colletto della camicia si era allentato o peggio ancora se non gli eri simpatico ad un primo sguardo, non ti facevano entrare.
Il secondo motivo, era che non essendo io nessuno, nessuno mi avrebbe rivolto la parola, anzi direi che tutto sarebbe andato bene se non mi avessero scambiato per uno del locale intimandomi di portagli da bere.
Insomma l’arroganza la faceva da padrone ed i soldi avendo la forza di mandare l’acqua all’ insù, pure.
Quindi come avrete già capito la scelta ricadde obbligatoriamente sulla seconda discoteca aperta ancora tutt’oggi, e dico la verità mi piaceva anche di più, se non altro, aveva ed ha il pregio di farti sentire un po’ come a casa, in famiglia, dato che dopo un po’ che la frequentavi ci si conosceva tutti e tutti ti salutavano ( non proprio tutti) anche lì c’è gente che se la tirava senza essere nessuno.
Questo locale è ubicato sul lungomare di Cervia, a fianco di un bel localino dove almeno tempo fa si poteva ascoltare buona musica e anche cenare con un menù di poche ma pregiate cose, in attesa che il locale aprisse rigorosamente alle 22,30.
Altro punto a favore, rispetto alla precedente che prima dell’una di notte non si entrava, per chi non poteva fare tardi avendo una moglie a casa e la storia del bar non poteva reggere fino a mattina era ottimo, oppure per non i più giovanissimi e le persone di mezza età era l’ ideale.
L’interno del locale a me piaceva molto, con una bella pista centrale, anche se come detto da me non veniva mai usata, almeno per il momento, due ottimi bar, arredato con divanetti di pregevole fattura, tavolinetti in vetro, servizio ottimo e camerieri molto alla mano e disponibili a passarti qualche informazione ove fosse richiesta, dato che erano come i vecchi parroci che vivevano solo in sacrestia e sapevano tutto di tutti ( meglio di tutte) e se si lasciavano carpire qualche segreto, lo facevano con poche parole o solo un accenno, che da buon romagnolo dovevi capire al volo.
Inoltre un accogliente guardaroba con ragazza annessa che ti strizzava l’occhio alla consegna dell’indumento, ti infondeva un senso di serenità.
In più i bagni, specialmente dopo essere stati rifatti con il contributo di un noto rivenditore di materiale edile ed assiduo frequentatore, erano davvero di notevole e pregiata fattura.
Non sembra importante, ma io fin da piccolo ci ho sempre fatto caso, (così mio figlio che fin da bambino in qualunque posto andassimo la prima cosa che faceva era visitare i bagni) e trovare bagni splendenti nei locali pubblici, nei ristoranti e negli alberghi mi ha sempre trasmesso un senso si accurata pulizia.
Ora poi da quando non si fuma più, il bar più piccolo è stato chiuso da una vetrata con porta scorrevole e viene usato non solo dai fumatori, ma anche per fare due chiacchiere in tranquillità, vedere una partita importante alla tv e da ultimo il sabato sera c’era anche uno gradevole spettacolo di lap-dance, dove, fatto in un posto così ristretto era davvero uno spettacolo in tutti i sensi.
Il locale era aperto ( ora non frequentando più da cinque o sei anni) non saprei con precisione, il martedì, il venerdì ed il sabato sera.
Da tenere presente da ultimo che, spesso e volentieri, il martedì sera si cenava pure con tanto di primi, almeno due, secondi e spessissimo anche con ottimi dolci, il tutto compreso nel biglietto.
Mi sono dilungato un po’ troppo, specie nei particolari su questo locale, ma lo ho fatto spontaneamente dato che l’ho frequentato ( non più di una volta a settimana, specie se era un periodo in cui stavo frequentando qualcuna) per circa venti anni, ed essendo prima amico dei genitori per motivi vari, poi una volta cresciuti anche dei figli, ho sempre avuto l’onore di essere ospite.
Vent’anni quasi sempre seduto ad ascoltare musica, nella sala grande, rigorosamente dal vivo e gustandomi cantanti da pochi metri del calibro di PEPPINO di CAPRI, FRED BUONGUSTO, PATTY BRAVO, FRANCO CALIFANO, questi sono solo alcuni dei mitici nomi passati nella storia del locale.
Ma dopo queste dissertazioni torniamo a noi.
Dicevo ero molto timido tanto che non avevo il coraggio non solo di ballare, ma nemmeno di fare come tutti quelli che giravano in sala, fermarsi a fare due chiacchiere cercando di strappare un appuntamento o un invito a bere qualcosa.
Il fatto è che oltre la timidezza c’era anche qualcosa in più che mi bloccava.
Non capivo come facessero tutti questi uomini o ragazzi a passare da una poltrona ad un’altra senza nessun intervallo e a chiedere a tutte le stesse cose.
Se non avevano udienza dalla ragazza con cui cercavano di attaccare bottone, non è che andassero nel fondo alla sala per non essere visti da quella di prima, no, facevano due passi e ricominciavano la stessa solfa con quella a fianco, e via così tutta la serata, finché alla fine trovano qualcuna che gli desse ascolto e non solo quello.
Capisco ora che anche le ragazze, le donne, erano lì per lo stesso motivo, anche se loro frequentavano spesso per la sola passione del ballo.
Vedere che uno ti intortava non perché gli piacesse ma solo perché eri una della tante e andare a casa senza bottino alcuno non era piacevole per nessuno.
Invece loro niente, via uno sotto un altro come se nulla fosse e credete che si stancassero ? ma va la, nemmeno per sogno! Forse il bello della serata era proprio quello! Ecco perché ho sempre avuto, pur capendo e vedendo queste cose, un timore reverenziale ad andare a chiedere a una che non conosco, cose che già avevano detto o chiesto decine di persone.
Ci sarebbe voluto qualcosa di diverso per attaccare bottone ma di cosa potevo parlare presentandomi? Di libri o di musica, di teatro o di cinema, di pittura o di cosa altro? L’ unica sarebbe stata che una di loro mi avesse cercato anche solo con un cenno per farmi capire che le interessavo.
E alla fine dopo anni di attesa, luce fu! Da un tavolo arrivò da una signora bionda un cenno discreto.
Non ho ancora detto che all’ epoca del fatto che sto narrando avevo circa trentaquattro anni, ed ero ancora davvero molto bello, occhi azzurri come il mare, capello sul castano chiaro, fisico di una certa importanza e una tartaruga che non finiva più ed era oggetto di culto dalla maggioranza delle donne.
Nonostante girassi con tutto questo ben di Dio, non avevo ancora preso coscienza, causa dei retaggi infantili, di tutto il mio potenziale bellico di conquistatore, anche perché ho omesso finora che oltre al fisico, come già detto, dalla mia avevo anche un grande ascendente di simpatia, ero un buon narratore, le mie argomentazioni non avevano limiti, essendo culturalmente molto avanti e preparato, galante , poeta ed infine grande amatore (scusate la modestia).
Solo molto tempo dopo mi sono chiesto, anche se ho avuto molte “ morose “ che mi hanno amato alla follia ( qualcuna abbandonata, ha anche cercato il suicidio) cosa potesse cercare fuori casa o volere una donna che stava con me, quando già aveva il massimo e anche molto di più di quanto la maggioranza si aspettava.
Tornando a volo , la bionda signora che mi aveva fatto discretamente cenno di avvicinarmi, era ancora lì che mi guardava con aria interrogativa, come se stesse dicendo a se stessa, “ma guarda un po’ sto scemo che ha il privilegio di nemmeno doverla cercare e non si muove”, non saprà mai che invece sono qui a scrivere di lei.
Fatto sta che mi avvicino con passo elegante e dando l’ impressione di essere uno che ha vissuto lì fino a quel momento, non potete certo immaginare come ero corroso dall’ ansia e dal rumore dei miei pensieri.
Una volta giunto davanti alla signora, ci demmo la mano come si conveniva allora e ci presentammo.
Tenete conto che nelle discoteche , night e balere c’è quasi sempre una leggera tenebra che ti permette di vedere dove metti i piedi per non cadere ma il viso, occhi e altri particolare li vedi solo alla luce del giorno o in una bella camera di albergo.
Dire che la trovai subito simpatica ed alla mano è dire poco, dato che il gioco preferito del tempo era quello di tirarsela il più possibile e il guaio era che anche quelle orrende, non sapendo di esserlo, facevano lo stesso.
Molto simpatica e comunicativa, non ostentava quel benessere economico anche se si intravedeva in ciò che portava o quello che diceva, ma era invece propensa al dialogo ed stranamente ad ascoltare, cosa che allora non andava molto di moda, come mi successe quella volta che dopo avere parlato per ben tre ore di fila spaziando in tutti i campi e toccando qualsiasi argomento, mi accorsi che non aveva capito una parola, dal fatto che non aveva proferito mai nessun accenno, nemmeno un lieve sospiro, dato che era straniera.
La signora che per ovvi motivi chiamerò Paola mi disse che era di Milano ed era in vacanza a Cesenatico per due settimane con sua figlia e una sua amica, amava molto la musica e la pittura.
La musica perché era la ex moglie di un famoso cantante con il quale intratteneva ancora dei rapporti civili avendo una figlia in comune, cosa che non tutte fanno, anzi cercano la guerra e lo scontro proprio mettendoti contro i figli che poveri loro , non centrano nulla, e la pittura perché era una pittrice e pareva andasse pure forte a suo dire, ed era qui in Romagna anche per vedere un po’ come tirava il mercato dell’arte.
Durante una breve pausa, fra l’enfasi dei nostri discorsi come fanno i ragazzini nel dirsi tutto e subito, le chiesi per mia pura curiosità come mai con tanto materiale umano a disposizione, almeno per gli occhi, avesse scelto proprio di fare un cenno a me.
La risposta fu la seguente” erano due ore che ti guardavo perché sei il più bel ragazzo che c’è stasera in sala” A questo punto dovetti fare una fatica tremenda per reprimere una soddisfazione che rischiava di farmi venire un infarto e non solo quello, e con noncuranza credo di avere fatto l’ indifferente non rispondendo nemmeno, come uno abituato tutti i giorni a mangiare di questi contorni.
Racconta di qua, racconta di là, era quasi mattina ed il locale stava chiudendo, tanto che se non ci fossimo sbrigati ad uscire ci avrebbero messi a fare pure le pulizie.
Stava quasi albeggiando, uno dei momenti più dolci e romantici che una coppia, certo non potevano chiamarci così perché appena conosciuti, possa sperare di vivere e di assaporare in tutta la magia dei suoni, dei colori e dei profumi in essa contenuti per avere un ricordo indelebile negli anni a venire.
Ci lasciammo dopo un caffè e un cappuccino, con la promessa di vederci la sera dopo, stesso locale e stesso tavolo.
Fu così che misi in moto la macchina e mi avviai guidando lentamente verso casa e trascorrendo quei venti chilometri avvolto nella bramosia e speranza che arrivasse subito sera.
Paola era una bella donna, con parecchi anni più di me, ma portati davvero molto bene, senza ruga alcuna, pelle morbida e serica, di aspetto talmente gioviale e giovanile che potevo, pur non sapendo di preciso la sua età, collocarla fra le mie coetanee.
A quel tempo ero divorziato da poco e passavo tutta l’ estate in campeggio approfittando, nel tempo libero, per portarci i miei due figli e passare con loro più tempo possibile.
Vivevamo in una bella roulotte bianca e marrone, con tanto di veranda attrezzata con cucina, televisore a colori, visibile sia dall’ interno che dall’esterno, girandolo con una semplice movimento, materassi fatti a mano e a molla, con tanto di letto matrimoniale e un letto a castello per i ragazzi.
Quelle due settimane ero in ferie e ricordo che i figli sarebbero venuti solamente l’ indomani, quindi avevo tutto il giorno per riposarmi dormendo e facendo un po’ di mare al pomeriggio.
Durante le chiacchiere notturne con Paola, la sera precedente anche se non lo ricordo, dovevo averle accennato che ero in quel determinato campeggio, perché poco prima di mezzogiorno me la trovai in tutto il suo splendore, avvolta in una fragrante nuvola di profumo, davanti alla mia veranda.
“Ciao”, mi disse, “ben alzato, ti è piaciuta la mia sorpresa?” Io alzando gli occhi lentamente dal libro che stavo leggendo steso sul lettino da spiaggia, rimasi come un povero ebete, tanto era grande e gradita la sua presenza specialmente per una che vive a Milano ed alloggia a Cesenatico ed arriva come nulla dritta come un fuso alla mia roulotte, in un camping a Marina di Ravenna.
La voglia di baciarla era così intensa che per un momento mi girò la testa ma mi ripresi immediatamente e la invitai ad entrare per farle visitare la roulotte, come se fosse un attico da trecento metri.
appena dentro mi spinse delicatamente sul letto, e dicendomi che avevamo già perso troppo tempo cominciò a baciarmi ovunque con una dolcezza quasi spasmodica, una lentezza sadica alla quale non ero abituato che mi strappava sospiri e gemiti( piccoli perché in campeggio è come vivere in una unica stanza comune)dicendomi che era venuta a trovarmi perché non ce la faceva ad arrivare fino a sera senza vedermi.
Così per la prima volta, raccomandandomi di fare piano, facemmo l’amore in modo sublime e molto leggero, senza pause ne chiacchiere inutili, e mi fece toccare davvero il cielo con un dito, travolgendomi in un mare di passione e sbattendomi come i flutti della corrente sugli scogli.
E io che credevo di essere avanti con i lavori e di sapere tutto( è proprio vero che non si impara mai abbastanza), mi accorsi che un corso di ripetizioni non mi avrebbe di certo fatto male, anche perché venni a sapere che la maestra aveva una ventina di anni più di me, cosa che ammise con un candore innocente, anche perché come dissi prima di sapere la sua vera età, la ritenevo una mia coetanea e come fanno quasi tutte quelle che se lo possono permettere, poteva abbassare l’età e anche di parecchio.
Dopo una doccia veloce andammo a pranzo nel ristorante che c’è all’ interno del campeggio, dove non avevo mai mangiato e tutto sommato il pranzo fu soddisfacente.
Una volta tornati nella mia veranda, ci sedemmo fuori sotto i pini al fresco a fumare e a chiacchierare nel relax più completo.
Mi raccontò del ex marito, della vita che fanno certi personaggi pubblici di successo, del loro divorzio, inevitabile dato l’ alto numero di donne che frequentava e che lei invece sognava una vita tranquilla, fatta di pittura, con dei nipoti e vicino un uomo che la amasse veramente e glielo dimostrasse ogni giorno.
Le nostre rette cominciavano a convergere quando anche io mi espressi sul mio matrimonio passato in modo quasi simile, mettendo al primo posto non solo l’ amore fisico, ma quello vero, fatto di complicità, di piccole attenzioni, di bigliettini nascosti sotto il cuscino, di cene ed amici comuni ed infine di solidarietà reciproca, nel senso che dove non arrivava uno arrivava l’ altro e viceversa, specie quando si spera di invecchiare assieme e di emozionarsi ancora come la prima volta che vede l’ alba.
A questo punto inaspettatamente mi fece una proposta alla quale non seppi dire di no e francamente non ne vedevo nemmeno il motivo per rifiutare.
Stare assieme in quelle due settimane che aveva di vacanza, fare tutto come fossimo una coppia e vedere quello che sarebbe successo.
Io non mi sarei dovuto preoccupare di nulla, in particolar modo dei soldi, cosa di cui si sarebbe fatta carico lei, forse capendo che con due figli e un divorzio appena fatto, non c’era granché da scialare.
Su tutto ero d’ accordo, ma sui soldi un po’ meno, dato che non ero mai stato al gancio di nessuna e invece di solito ero io che giustamente offrivo per la ragazza.
Tanto disse e tanto fece, minacciando di fare saltare il nostro accordo, che alla fine mi rassegnai ed accettai.
Allora felice come una bambina mi prese per mano e mi portò di nuovo dentro la roulotte con la scusa di riposarci un po’.
Invece una volta dentro con un sol colpo si liberò dei pochi vestiti che aveva addosso e così nuda come era nata mi portò di nuovo nel letto grande, dove ricominciammo a fare l’ amore nel punto in cui ci eravamo fermati poco prima.
Nel tardo pomeriggio decise di partire alla volta di casa per riposarsi un po’ e prepararsi per la serata che ci aspettava e di cui non volle anticipare nulla.
Fissato l’orario dell’incontro mi salutò con un languido e dolce bacio, lasciandosi guardare da dietro mentre con fare civettuolo ancheggiava un po’.
A questo punto mi buttai sul lettino sotto i pini e rimasi immobile senza nemmeno la forza di ragionare su quello che era accaduto così velocemente, fissando lo sbuffo di una nuvola, finché vinto dalle emozioni mi addormentai.
L’ ora dell’appuntamento si avvicinò in un soffio e quando arrivai era già lì che mi aspettava appoggiata alla fiancata del suo Mercedes bianco nuovo fiammante.
Quello che indossava con innata scioltezza la rendeva ancora più bella, fresca e luminosa.
La sorpresa consisteva in una cena in un famoso ristorante di Cesenatico, tutto rigorosamente a base di pesce fresco, con tutti i suoi vecchi amici e pittori della zona che aveva conosciuto nei precedenti anni di frequentazione del luogo balneare ed in quella occasione, sotto la sguardo ammirato ed un po’ invidioso degli astanti, venni presentato non solo come l’ accompagnatore, ma si spinse più in la con le parole, facendo capire chiaramente che si stava insieme.
Ben presto il convivio prese una piega molto simpatica e si parlò di tutto un po’ dalla musica alla pittura, dai libri alle vacanze, per finire tutti un po’ alticci e bevuti, con il salutarci e tornare a casa.
Una volta in auto senza tanti convenevoli la baciai appassionatamente in un tempo dilatato ed estremamente lungo, tanto che dovette staccarsi per riprendere fiato.
Ne approfittai a quel punto per ringraziarla della ottima serata, del buon cibo e della buona compagnia e le chiesi chi fosse mai quel signore con la barba che la guardava insistentemente e che a fatica mi aveva salutato.
“Nulla di che” disse, “un amico come gli altri che conosco da tanti anni, forse sperava di fare due chiacchiere da solo con me, ma dato che ero in tua compagnia, non mi sarei mai permessa più di tanto non solo con lui ma con nessuno.
Ripensandoci era vero, ma a me certe cose, anche se spesso e volentieri arrivo come si dice da noi con il treno della ghiaia, mi si insinuano nella mente ed è difficile che io sbagli.
Forse cominciavo ad innamorarmi davvero ed ero un po’ geloso e vedevo ombre ovunque? No di certo, ero io che mi stavo facendo dei viaggi per chissà dove.
Approfittando del fatto che la sua amica era fuori e dormiva a casa del nuovo moroso e così anche la figlia, che seppi essere fidanzata ufficialmente con un ragazzo di Forlì che faceva il pilota nella base militare di Pisignano, vicino Cervia, decidemmo di trascorrere la notte da lei in tranquillità e godendoci un po’ la libertà che offriva quella villetta a schiera.
Arrivati a casa continuammo a parlare, ridere e giocare come fanno gli innamorati nella famiglia del mulino bianco.
Ci facemmo una bella doccia ristoratrice assieme e andammo a letto, ben conscio, anche se l’ora era indecente, di quello che mi attendeva con piacere.
Quella sera fu una cosa trascendentale, per passione, forza ed intensità, dato che mentalmente si era inventata un gioco per eccitarsi ancora di più.
Ogni macchina che passava immaginava fosse il suo ex marito che rientrava e la trovava a letto con me.
All’inizio, dato che parlava dicendo di tutto e di più, non sapevo cosa pensare e mi ero anche impaurito che fosse davvero così e che mi stessi cacciando in un brutto guaio, ma a lungo andare visto che non entrava nessuno, mi tranquillizzai un po’.
La storia continuò a gonfie vele, tanto che accarezzandomi dolcemente si chiedeva come avesse fatto a vivere senza di me tutto quel tempo.
Ovviamente la mia autostima cresceva a dismisura e così iniziammo a fare dei progetti, stesi al sole ad arrostire, sul nostro futuro, dicendo che una volta partiti sarebbe stata dura, ma che si poteva sopperire facendo dei fine settimana, una volta io da lei e una volta lei da me, proponendomi itinerari da fare a Milano e dintorni ed io le proponevo i miei a Ravenna, zeppa di arte e di pittura e i nostri cuori battevano all’ unisono.
Come è bello essere perdutamente innamorati di una donna così speciale! O essere innamorati dell’ amore che si è fatto donna sotto quelle meravigliose spoglie! Pensando ad alta voce dissi che se avessi avuto una moglie con le sue qualità, dolcezza, intelligenza, amante dell’arte in tutte le sue forme, soprattutto fedele ed intransigente e gelosa come lei, sarei di certo ancora sposato! E chi lascerebbe una così? Solo un soggetto non a piombo come il marito.
E’ proprio vero che le fortune capitano sempre a chi non ha i denti per assaporare quel pane fresco e profumato e chi invece lo anela … niente.
Anche lei mi rispondeva allo stesso modo , scaldata dal sole e facendosi sempre più vicina mi baciò con la sua infinita dolcezza.
Si sa che purtroppo le cose belle durano poco ed anche questa vacanza stava volgendo al termine e già pensavamo a freddi viaggi in treni fumosi, su e giù fra la Romagna e la Lombardia ed alle interminabili telefonate, specie alla sera, terminando con “un mi manchi da morire” e un grosso bacio.
Arrivò dopo gli ultimi fuochi fatti di cene, albe e sesso in spiaggia, il giorno della partenza, almeno la mia, dato che il giorno seguente dovevo per forza riprendere il lavoro.
Non mi soffermo più di tanto per non intenerirvi troppo sullo strazio che fu dirsi addio, guance rigate di lacrime ed occhi lucidi, col il classico groppo in gola.
“Stai tranquillo, domani tocca anche a me partire con mia figlia, il numero del telefono di casa te lo ho dato, direi che amore mio siamo a posto e non siamo tristi, dato che abbiamo avuto la grande ed immensa fortuna di trovarci, specie per me che sono anche più vecchia di te e non ti voglio perdere”.
Sorriso forzato e partenza decisa, altrimenti sarei rimasto ancora lì, ah! “Ecco una ultima cosa, domani appena arrivo a Milano ti chiamo, ok? Ok a domani, un bacio”.
Mi dissi i miracoli esistono davvero! Chi avrebbe mai pensato che dopo una vita trascorsa cercando l’ amore, quello vero, lo avessi trovato una sera d’estate in un locale che frequentavo da anni dove non era mai successo nulla.
Questa volta invece era bastato un cenno per fare scoccare la passione e ero sicuro, anzi, certissimo che non sarebbe finita più e che probabilmente mi sarei trasferito a Milano.
E come dissi all’ inizio “ luce fu”.
Che meraviglia meravigliosa essere innamorato e corrisposto con così tanta passione! Ero davvero stato molto, ma molto fortunato.
Quella sera tornando in campeggio, rividi con calma ed al rallentatore, senza dimenticare nulla, come non riesco dimenticarlo ancora oggi, tutta la passione e la forza dell’ amore che alimentava la nostra storia.
Non vedevo l’ ora che fosse l’indomani sera, tanto sapevo che il tempo domani si sarebbe fermato e rimasto fermo per sempre all’ ora del bacio di addio di stasera.
Invece il tempo passava e sarebbe arrivata anche l’ ora del suo rientro a Milano.
Quella sera avrei dormito a casa dei miei genitori, avendole dato il loro numero di casa, dato che il cellulare ancora non potevo permettermelo.
La notte la trascorsi in bianco ma della telefonata nessun segnale.
Preoccupazione che fosse successo qualcosa, agitazione a più non posso e le ipotesi più disparate si affacciavano alla mia mente in maniera penetrante come se il cervello stesse per essere stritolato in una morsa e sentivo un immenso dolore fra le scapole, come se fossi ATLANTE e tenessi il mondo sulle spalle.
La mattina successiva avendo dormito fra si e no un‘ora, non mi reggevo in piedi e così quando smontai dal lavoro andai dal mio medico, che effettivamente notò una sindrome da affaticamento, sia per il caldo osceno che quell’ anno incendiava l’ aria, sia per il lavoro che in ospedale, dove ero impiegato io, in estate per l’effetto turisti si dilatava al massimo con un numero di presenze incredibile, mi diede una decina di giorni di riposo.
Credete che il riposo sia stato sufficiente per tranquillizzare sia l’anima che la mente? No di certo, anzi forse non avendo un impegno era ancora peggio ed io non avevo pace in nessun posto, logorandomi nel vero senso della parola la mente, facendo e rifacendo all’ infinito le stesse congetture che non portavano a nulla.
Ovviamente stavo ancora dai miei che vedendomi così in ansia iniziarono anche loro un po’ a preoccuparsi, ma vedendo che non succedeva nulla di strano, si tranquillizzarono e smisero di fare domande.
La telefonata non arrivava ed io ero sicuro,anzi sicurissimo di avere capito bene tutti i passaggi che Paola mi aveva raccontato, così la sera dopo, non senza paura e una grande titubanza, mi avviai verso la discoteca che già conoscete ampiamente, senza sapere nemmeno perché il mio istinto mi avesse portato lì e cosa sperassi di trovare, tanto più che ero supercerto che Paola fosse già a Milano.
Arrivai un po’ prima per trovare parcheggio ed una volta tanto piazzata l’ auto vicino al locale, mi avviai con passo lento alla volta dello stesso, passando davanti al localino dove c’ era un menù ristretto ma di ottima qualità dove se si era fortunati si poteva ascoltare dal vivo una buona musica di sottofondo come vi ho già ampiamente riferito in precedenza.
Una volta arrivato davanti al ristorantino, vidi di spalle una signora che se fossi stato al casinò, avrei scommesso tutto quello che avevo in tasca che fosse Paola.
Non solo avrei vinto, ma anche parecchio, dato che era lei in carne e ossa che cenava tranquillamente indossando la beatitudine dipinta in volto che aveva avuto con me, con il signore dalla barba, dal quale se vi ricordate avevo avuto anche una premonizione.
Questa volta non riuscì a simulare la sorpresa nel vedermi e rimase stupita, se non allibita, quanto me.
Chiese scusa un attimo al suo cavaliere e mi venne incontro furibonda, tendendo le braccia tese in avanti fino ad appoggiarmi i palmi delle mani aperte sul torace, “ Hai rovinato tutto, che cazzo sei venuto a fare qui? Non ti fidavi di me? cosa pensavi che ti avrei tradito?” A me la cosa pareva abbastanza chiara e non trovando risposta a quelle banali domande, le chiesi solo “perché?” Perché mi aveva illuso per due settimane, perché mi aveva fatto innamorare come non lo ero mai stato, perché tutti quei progetti e bugie gratuite e senza nessuno scopo alcuno? cosa ero stato io, l’uomo della prima quindicina e lui quello della seconda?.
I suoi tentativi di cercare di rattoppare la situazione erano patetici quanto meschini, tanto che come fece Humphrey Bogart con Ingrid Bergman nel film Casablanca nella pista di atterraggio , voltai le spalle e me ne andai definitivamente per sempre.
Una volta salito in auto guidai in stato di trance comatoso, alla volta del campeggio, dove come nelle migliori tradizioni di storie di grande amore e passione finite male, era mia intenzione scolarmi una intera bottiglia di caffè Borghetti fredda.
Invece una volta arrivato davanti all’ ingresso del campeggio, tirai dritto ed andai nel molo piccolo del porto di Marina di Ravenna, ora usato dai locali per assaporare il fresco della sera, chi per pescare spigole, chi solo per stare da solo e pensare, come volevo fare io.
Arrivato in fondo mi sedetti gambe a penzoloni sotto il faro che come ieri ancora oggi è sempre acceso di notte indicando la via sicura alle navi per entrare in porto, specie d’ inverno quando c’è nebbia fitta.
Ma quella sera a me la via giusta per il porto sicuro e tranquillo non mi venne indicata, tanto che nascosto nell’ ombra dello stesso faro, iniziai a piangere come non avevo fatto mai in vita mia.
Veramente mi sentivo umiliato, deriso, sbeffeggiato e questo sarebbe stata la meno, se non fossi stato innamorato perso.
Perché ci si innamora sempre delle persone sbagliate ? Vecchio dilemma che sento da sempre, ma stavolta cercavo avidamente dentro di me di darmi una risposta.
Bisognerebbe che il tempo facesse la propria parte dandoti, come fa nella realtà, anche se noi non lo seguiamo, la possibilità di conoscere bene una persona, prima di investire dei sentimenti così importati, anche se a volte, il tempo come potrei dimostrare non è così influente.
Le parole sono fatte di aria e non hanno un peso, ma le ferite che lasciano sembrano troppo grandi per potere guarire.
Ecco così che solo in quel momento potevo capire chi si suicida per amore, perché davanti a se non c’ è alcun futuro( almeno si crede)e la soluzione della dipartita si pensa che eviti sofferenze per noi insopportabili ed eterne.
Ecco in quel preciso momento la decisione, non sapendo nuotare ed avendo sotto di me l’infinito che mi accoglieva, perché non buttarsi? Cosa saranno mai alcuni minuti di sofferenza davanti ad una vita intera? Decisi di tuffarmi così come viene, in piedi nella calda acqua, almeno non morirò congelato , vestito così sarei affondato e affogato prima.
Ma non tutte le ciambelle vengono con il buco.
Ebbi la fortuna che nessuno si era accorto di nulla, se non ché un medico mio conoscente, il quale lavorava e lavora tutt’ora come un moderno schiavo in pronto soccorso, si trovasse in quel momento seduto a prendere il fresco proprio nell’ ultima panchina con la moglie , avendo l’ orecchio fine , sentì il tonfo e si sporse per vedere cosa l’avesse provocato.
Vide il mio corpo annaspare nell’acqua senza chiedere aiuto per morire con dignità, ma senza pensarci essendo un grande esperto di subacquea, si spogliò in quattro e quattro otto, senza un secondo di esitazione si lanciò al mio salvataggio.
Sentì un corpo che si muoveva vicino a me che pur essendo affondato già un bel po’ vedevo ancora le luci che dalla superficie che si stagliavano come lame sotto l’acqua, non sapevo capire e distinguere cosa stesse accadendo, finché non sentì che un braccio poderoso mi cingeva il collo e me lo tenne fuori dall’ acqua per farmi respirare, mentre con il braccio libero cercava di nuotare fino alle scalette di acciaio che sono ancorate lungo le pareti del molo, cercando una presa nella speranza che non gli scivolassi via.
Nel frattempo una folla di gente si era radunata ai margini del molo per seguire incuriosita le evoluzioni di recupero dell’ annegato, come tutti dicevano che fossi.
Nel frattempo qualcuno aveva chiamato i soccorsi, chi si allungava per aiutare il mio salvatore a salire, chi gli tolse il mio peso da addosso, finché non riuscirono a stendermi sul cemento della palizzata.
Con manovre svelte e precise mi girò in un fianco fino a che non eruttai tutta l’ acqua ingerita, poi mi fu sopra con tecnica e maestria da vero rianimatore mi praticò un veloce e quanto mai efficace massaggio cardiaco finché non rinvenni completamente fra gli applausi del folto pubblico, per l’ eroe della serata, così almeno domani sul giornale potevano scrivere qualcosa, una tragedia a lieto fine.
Arrivò l’ ambulanza con i colleghi del dottore che per scrupolo mi portarono al pronto soccorso e mi tennero per alcuni in osservazione per poi affidarmi, grazie al mio gesto inconsulto ai servizi psichiatrici e da allora campo tranquillo e sereno senza fare alcunché, grazie alla riconosciuta patologia del suicida.
DANIELE GUALTIERI 18/07/2016

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