piadina volante

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LA PIADINA VOLANTE Lasciapassare! Così ordinò il sergente al sottoposto che alzò rapidamente la sbarra facendoci entrare nel parcheggio dell’edificio.
Eravamo in quattro, tutti italiani e tutti provenienti dalla stessa città, seduti a bordo del pickup che avevamo parcheggiato nel posto assegnatoci e lavoravamo alla Nasa da più di quattro anni, ma in sezioni diverse.
Morelli, anzi il dr Morelli si occupava di robotica spaziale, terrestre e subacquea, BIFFI invece progettava ed assemblava pezzi che solo lui era in grado di progettare e produrre, MORIGI che da sempre era per tutti, compresa la NASA, una leggenda vivente in qualsiasi campo ce ne fosse bisogno, stava lavorando a calcoli di voli molto segreti ed io infine avendo tre lauree, una in scienze della comunicazione, una in letteratura antica e una in applicazioni gestionali seguivo tutte le attività facendone giorno per giorno un diario di bordo.
Come tutti sanno, la NASA è stata resa funzionale circa nell’anno 1958 e da allora ha sviluppato in tutta America una serie di sedi impressionante , che sparse per il paese e nel mondo, si occupano ognuna di cose diverse, senza sapere ognuna cosa fa l’altra.
Anche noi quattro che vivevamo all’interno della struttura, pur essendo quasi sempre assieme e avendo l’obbligo di non rivelare nulla a nessuno, non conoscevamo bene a cosa lavorassero gli altri tre amici.
Eravamo stati reclutati dalla NASA come dicevo quattro anni fa, da vari prestigiosi laboratori sparsi in giro per il mondo.
Chi era in Alaska come Biffi, chi in Cina come MORIGI, chi in RUSSIA come Morelli e chi invece stava a casa sua come me , data che mia mamma, essendo figlio unico ,non voleva che andassi tanto in giro, anche perché non si fidava di nessuno.
Nella immensa città della NASA non mancava nulla.
C’erano i laboratori per la prova dei paracaduti usati nelle sonde, piscine immense grandi come il mare per simulare le fasi di ammaraggio, stanze ignifughe dove si testavano le tute al contatto con prodotti incendiari, e via di questo passo fino alle cose più strane ed impossibili.
Inoltre al di fuori delle costruzioni che servivano da laboratori sperimentali, c’erano palazzine che ospitavano mense, piccoli appartamenti per chi come noi viveva lì, cinema, un teatro, alcuni discreti ristoranti, insomma una piccola città con molti abitanti che vi risiedevano.
Quando nel tempo libero si girovagava per i giardinetti oppure facevamo compere in qualche negozio, non era difficile incontrare qualche bella ragazza, dato che anche loro erano ammesse nella cittadella con piani di lavoro ben specifici come i nostri.
Una sera uscendo dal cinema, ci recammo in pub, piccolo ma carino e li conoscemmo due belle ragazze, che dopo varie occhiate e sorrisi di aggancio, vennero invitate al nostro tavolo, cosa che fecero, dimostrando molto di gradire la nostra compagnia, dato che oltre che simpatici eravamo a quel tempo anche molto belli.
Parlando sui generis, scoprimmo che anche loro erano lì da diversi anni, capivano e parlavano molto bene l’italiano, pur essendo finlandesi, che erano libere e che la monotonia che si susseguiva in quella cittadella era esasperante, e praticamente ci fecero capire che erano disponibili e che non vedevano l’ora di fare della ottima ginnastica, come solo noi italiani sappiamo fare, in modo particolare noi quattro che avevamo un allenamento speciale.
Il problema si pose quando facemmo notare che noi eravamo in quattro e loro solo due.
Sembrava che per loro il problema non ci fosse, in quanto non essendo per mentalità gelose, andava bene anche, se da buone e brave amiche , si dividevano il divertimento in due.
Anzi meglio, più grasso che colava! Fu così che iniziò un periodo molto stimolante ed interessante, senza che però il lavoro ne risentisse minimamente.
Dovevamo finire il progetto che ci era stato affidato il più in fretta possibile e dato che pareva fosse della massima importanza e priorità, ci venne concesso ancora solo un mese.
Ne risentirono un po’ i nostri incontri galanti , ma dato che eravamo quattro contro due tutto continuò abbastanza normalmente.
Nel frattempo ci scervellavamo per capire, anche se lavoravamo separati, di quale progetto facessimo parte e in cosa ci stessimo impegnando, con difficoltà che a volte erano insuperabili perfino per MORIGI , che come ho detto negli ambienti era chiamato la leggenda vivente.
Ad un certo punto pensammo di avere intuito di cosa ci stessimo occupando, ed il nostro zelo aumentò, quando fummo certi di essere parte integrante della missione che avrebbe portato la NASA entro il 2030 su marte.
Lavorammo tanto intensamente, calcolando, disegnando, redigendo, simulando, che il mese passò come il rombo di un tuono e venimmo chiamati dalla direzione a consegnare i progetti.
Avendo avuto i complimenti della stessa, ci fu concesso di assistere al montaggio di ciò che avevamo contribuito a creare e per vederlo finito ci vollero una quindicina di giorni, che trascorremmo rilassati e felici, anche perché saremmo tornati in ITALIA, fra le braccia delle nostre amiche finlandesi che si divertirono un mondo, lasciandoci un ricordo molto caldo della Finlandia.Finalmente le porte dei laboratori si aprirono e fummo invitati ad entrare a goderci vista e la realizzazione del nostro progetto che tanto ci aveva impegnato e che speravamo ci rendesse anche famosi.
Ci trovammo davanti ad una specie di missile forma di grande supposta di acciaio, con quattro stabilizzatori ai lati e due vettori per farlo alzare, ed infine una grande vetrata tutto attorno che dava al tutto un tono molto artistico.
Davanti ad una platea di autorità, la supposta fu fatta alzare di una decina di metri , fatta spostare a scopo dimostrativo in tutte le direzioni , ed infine atterrò dentro un piccolo cerchio di colore rosso.
Stupiti, guardavamo il tutto senza capire minimamente cosa avessimo contribuito a concepire, ma ecco che nel momento esatto in cui la supposta atterra nel cerchio rosso e rimane con in motori di servizio accesi,sulla cupola compare una scritta lampeggiante tipo luna park , i lati si aprono all’esterno,dalla parte bassa esce una fila di sgabelli tipo strett- bar,la vetrata si solleva lasciando aperte quattro grandi finestre sul pubblico, e dai lati vengono spinti fuori quattro tavolini in acciaio, uno per lato, ed infine una musica tipo valzerino romagnolo esce soffusa all’esterno.
Dove finisce una storia? Da dove è cominciata! Allora ci guardiamo in faccia increduli per avere passato tanto tempo, speso tante energie e avere sperato di essere famosi, quando ci avevano solo fatto progettare un chiosco di piadina volante, che di certo aveva i suoi pregi, potendosi spostare da un evento all’altro senza file di traffico ed in uno spazio di tempo estremamente ridotto.
Tornammo a casa tristi e convinti di essere stati presi in giro pure dalla NASA, ma appena la nostra realizzazione fu presentata alle varie e più importanti fiere italiane ed estere, cominciarono a fioccare quantitativi di ordini che non avremmo mai creduto.
Così oltre ad essere premiati dal governo per lo sviluppo e commercio made in ITALY, dovemmo mettere su una azienda per la produzione dei nuovi modelli dei chioschi per la piadina.
Come al solito i miei amici continuarono a portare avanti lo stesso lavoro che facevano alla NASA, anzi lavorando questa volta tutti di concerto furono apportate nuove migliorie, che resero il prodotto ancora più appetibile in tutti i sensi! Io mi dedicavo alla vendita e alla riscossione dei denari e alle sorprese, così quando la porta della fabbrica si apri ed entrarono le finlandesi, le accogliemmo al grido di”evviva la Romagna , evviva il sangiovese” !! RAVENNA 12/10/2016 D.G

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