Tu, di certo, più non ricordi

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Tu, di certo, più non ricordi -e chissà da quando!- i lontani giorni d’allegria festeggiati gironzolando per le vie il nostro appartarci nel buio gli angoli fuori mano ove ebbre si ritrovavano labbra infuocate e voraci per donarsi baci di passione! Felici per un giorno o un frangente schermati e corazzati poco ci colpiva non punti da tristezze acute ignoravamo che la morte fosse la meta a cui giunge la vita per un tempo che tende al limite del destino.
Che siamo e chi siamo oggi separati e indifferenti l’uno all’altro abbattuti da solitudini e malinconie confusi in una moltitudine umana arricchita o impoverita di illusioni? Quanto silente muta oscilla o si rafferma tra riverberi e abbui di stagioni! Oggi sappiamo che dolore e rinuncia sono preludio e preannuncio allo spalancarsi del vuoto e del nulla che non lasciano spiragli di luce quando a tutto spiano inesorabile invecchia e involgarisce il cuore! Baracconi zeppi di passato a rimorchio per urti ripetuti e buche malcelate ci sfasceremo quando di colpo si spezzerà il filo che resiste e ci trae in mille pezzi poi si disperderà l’esile vita breve e mortale e nessun prodigio mai lo scongiura.
Oh si! Sparisti senza lasciare un’orma! Sento che il freddo sta per giungere e il tutto essente si ritira ma conforto oggi mi fa il ricordo in cui ti incarni nel lieve tepore di un dì primaverile.

 


amcozza

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