L’amore ai tempi del coronavirus

3.5
(2)

L’AMORE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

La distanza era quella giusta. Un metro, forse anche di più. Non poteva mica andare in giro col metro per misurarla. E, in quel caso, avrebbe dovuto avvicinarsi troppo. “Ciao”, la salutò.
La bella mora finse di non aver sentito.
“Ciao”, ripeté, insistendo, il biondino. “Ti assicuro che non sono malato”.
“Come fai a dirlo?”. La ragazza si piazzò proprio di fronte a lui, sulla difensiva.
“Sto bene”. Il biondino si strinse nelle spalle. “Non tossisco, non starnutisco e non ho una linea di febbre”.
“Quando l’hai misurata l’ultima volta?”, incalzò la bella mora. In attesa della risposta, che avrebbe potuto essere una bugia, valutò l’aspetto gradevole dell’interlocutore. Gli occhi erano scuri e penetranti, il fisico asciutto e le labbra piene. E a lei erano sempre piaciuti i biondi.
“Stamattina. Trentasei e tre”. Il ragazzo si spostò di lato, di qualche centimetro, per osservarla meglio. Era decisamente bella, con quel broncio che metteva in risalto in nasino, e gli occhi verdi spalancati sul mondo. Il fisico, poi, era da urlo.
“Possiamo parlare, niente di più”, concesse la ragazza. La sua espressione si era un po’ ammorbidita, e una luce di tenerezza aveva acceso il suo sguardo da gatta.
“OK”, convenne il biondino. “Di questi tempi non si può fare altro”.
“Mi chiamo Arianna”.
“Piacere, Stefano”. Accennò il gesto di allungare il braccio, poi si accorse dell’errore e lo ritirò ridacchiando. “Scusa. Le vecchie abitudini”.
“Vecchie di pochi giorni”, puntualizzò la ragazza.
“Vorrei averti conosciuta prima”.
“Anch’io”. Arianna sorrise mentre ricacciava una ciocca bruna dietro l’orecchio destro. “Ma ci sarà un dopo”.
“Speriamo”, borbottò Stefano, a mezza bocca. “Sono stufo marcio, e lo dico perché al primo appuntamento non mi piace dire parolacce”.
“Me ne vengono in mente tante”, commentò la ragazza. “Anche troppe”.
Risero insieme, come se si conoscessero da tanto. Un mese prima si sarebbero abbracciati per ribadire che le loro opinioni coincidevano. Ora, invece, erano costretti a rispettare la distanza di sicurezza.
“Vorrei uscire con te”, affermò Stefano. Era l’invito più sintetico che avesse mai pronunciato.
“Possiamo passeggiare”, propose Arianna.
Il ragazzo annuì. Si sentiva impotente, ma per il momento non poteva fare altro. “Ce ne dici di stasera?”.
Fu la ragazza ad annuire. “Per me va bene”.

Leggi anche  La sincerità del nero

Il corso non era mai stato così spopolato. Quasi deserto. Un bambino sui quattro anni correva sul marciapiedi, seguito a distanza da un nonno piuttosto seccato, e due amiche percorrevano lentamente la leggera pendenza che portava alla piazza principale, senza curarsi di rispettare la distanza di sicurezza.
Ogni volta che Stefano tentava di avvicinarsi, invece, Arianna faceva un passo in avanti o di lato.
“Passeggiare non significa venire vicino a me”, puntualizzò la ragazza, per l’ennesima volta.
“Ma se ti ho assicurato che sono sanissimo!”, protestò il biondino, fermandosi per pochi attimi.
“E se fossi malata io?”.
Stefano scosse la testa. “Non credo proprio: sei così bella”.
“Però non ne sei sicuro”.
“Nemmeno i complimenti ti fanno effetto?”, si stupì il ragazzo.
“Ci sono abituata”. Arianna rallentò il passo, si scostò di lato, scuotendo la testa nel vedere le due amiche sedute l’una accanto all’altra su una panchina, e aggiunse “Non cercare di impressionarmi”.

Stefano strinse le labbra per evitare di risponderle a tono. “Ho voglia di pizza”, affermò, cambiando bruscamente discorso.
“Anch’io”, gli fece eco la ragazza. “Ma tutte le pizzerie sono chiuse”.
“E anche i ristoranti, i cinema e le palestre”, enumerò il biondino.
“Che c’entrano le palestre?”.
“Dicevo per dire”.
“Possiamo andare a bere qualcosa al bar”, propose Arianna. Indicò un locale con i tavolini all’aperto e un enorme cartello che invitava la clientela ad occuparli una persona alla volta.
“E’ una rottura stare seduti così, ma se ti va …”, concesse il ragazzo.
Tra una discussione e un complimento, la serata filò via abbastanza liscia.
Quando venne il momento dei saluti, Stefano, aggirando il tavolino, tentò di nuovo di avvicinarsi alla ragazza.
“Ho detto di no”, ribadì Arianna, mettendo il broncio.
“E il bacio della buonanotte?”, chiese il ragazzo.
“Scordatelo!”, rispose, seccata, la brunetta. “Devi accontentarti di questo”. Soffiò sulle dita, lanciandogli un bacio virtuale. “Come quando eravamo bambini”.
Stefano, immusonito, evitò di commentare ‘adesso sembriamo solo cretini’.
“Ci sentiamo”, lo salutò Arianna. “Tanto il mio numero ce l’hai”.
“Sì. Ti chiamo presto”, mentì il ragazzo. Si sarebbe fatto vivo soltanto quando la faccenda del virus sarebbe finita. Per essere più credibile, le soffiò anche lui un bacio sulla punta delle dita. Il corso era deserto, per cui nessuno lo vide fare la figura del cretino.

Leggi anche  La traccia

Ti è piaciuta questa pubblicazione?

Clicca per valutare

Valutazione media

Vuoi essere il primo a valutare questa pubblicazione?

Se ti è piaciuta questa pubblicazione...

Ci dispiace che questa pubblicazione non ti sia piaciuta

Cosa non ti è piaciuto di questa pubblicazione?


Teresa Regna

Nessuna descrizione.

Lascia un commento