L’ultima illusione

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L’ultima illusione

Anche oggi è lì, in atteggiamento docile e paziente.
La vedo ogni giorno, sempre alla stessa ora, stringersi nel cappotto color ghiaccio e rimanere in attesa davanti al portone di casa. In attesa di cosa? Non è più giovane, ma in lei è rimasta l’impronta di una trascorsa bellezza. Ha l’aspetto curato della persona ordinata; i capelli bianchi a caschetto sono ben ravviati; ai piedi scarpette di vernice a tacco medio.
L’ho notata per caso, perché mi ha fatto tenerezza. E allora mi sono chiesto chi o cosa stesse aspettando, ogni giorno alla stessa ora.
Forse ha un’amica, con la quale fare due passi, guardare le vetrine e poi andare al bar a prendere un caffè e intavolare i soliti discorsi, tanto per far passare il tempo, che è così opprimente e vuoto quando si è soli. O forse non aspetta nessuno, è soltanto vittima di una suggestione, di una fantasia?
Oggi ho deciso di osservarla più a lungo.
Mi sono seduto al bar di fronte. C’è un ampio dehor che ingombra un terzo della piazza con tavolini dal piano di vetro e sedie di ferro battuto. Ho ordinato qualcosa e sono rimasto a guardarla.
Ha ancora un bel viso senza rughe, lineamenti delicati.
Non ha il solito cappotto color ghiaccio. Indossa una giacca marrone di buona fattura su una gonna a piccoli quadretti. Lo sguardo è assente.
Chi era in gioventù? Qual’è stata la sua vita, i suoi amori, le sue battaglie?
Chi aspetta? Con chi pensa di doversi incontrare?
Si è alzato un po’ di vento, che la spettina e solleva i risvolti della giacca.
Ecco scrutare l’orologio, guardare impaziente verso la mia direzione. Mi sento imbarazzato dai suoi occhi inespressivi.

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A fianco del portone di casa sua, c’è un supermercato. Ha le porte scorrevoli che si aprono e si chiudono in continuazione. La gente ha fretta, va e viene.
Il cielo grigio sembra soffocare la città. E’ passato un mese dall’ultima volta che l’ho vista. Vorrei capire cosa è successo.
Sono entrato, ho aspettato che ci fossero pochi clienti e ho avvicinato la cassiera, una brunetta piccola e ossuta.
Le ho chiesto notizie della vecchietta. Sì, ha detto, guardandomi con occhi penetranti, non c’era più con la testa. Non aveva più memoria e aveva perso il senso della propria identità. Chissà, forse si vedeva ragazza e immaginava un incontro galante, quegli incontri che si fanno a quindici anni, che ti fanno battere il cuore. Ogni pomeriggio era la stessa storia, finché qualcuno ha avvisato la figlia, che vive lontano, in un’altra città.
La figlia ha capito, l’ha voluta con sé.
Dicono che la vecchietta sia andata via gridando, portandosi dietro la sua ultima illusione.

Liliana Veri
Ventimiglia 17 settembre 2020

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