Come un filo d’erba

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Come un filo d’erba

Lei era come un filo d’erba. Del vento che soffiava non le importava, seppur sapesse che poteva ucciderla. A volte temeva di finir calpestata dalla lurida suola di una scarpa, ancor peggio colta dalla mano di un folle ragazzo. Molti erano i modi per morire, e lei li conosceva sin dal primo istante di vita. Sbocciata da una terra giovane che seme di brutalità aveva inseminato, cresciuta nell’aridità di quel suolo che non l’amava e inaspriva con il vino le sue viscere, rinnegando fino a che poteva quel filo d’erba che la impediva. Era un filo d’erba e lo sapeva. E come tutti i fili d’erba, anche Lei stava lì a dormire nei prati. Poco importava se fossero chimici gli elementi che la saziavano e alcoliche le sostanze che la dissetavano. Prima o poi, anche Lei sarebbe finita come finiscono tutti i fili d’erba, la sorte che accomuna anche quelli più lucidi, di quel verde brillante che si esalta con le spennellate mattutine di rugiada. Il fumo che spesso inalava era naturale seppur illecito; quello innaturale era legale, ma Lei non ci badava e da ambedue pareva prendesse sospiri. Le mani che la accarezzavano erano come quelle paffute dei bambini …che colgono il primo fiore di primavera, delicati e quasi chiedendo il permesso. Tremavano per timore di farle male e quando smettevano e andavano via, si giravano ancora un’altra volta a salutarla, certi di ritornare e trovarla ancora bella. Altre mani la lambivano: erano violente, forti e arroganti. A volte, temeva che giungesse la fine per mano d’esse, che cattive le percuotevano il gracile corpo. Non si volgevano mai indietro a salutarla quando finivano, e lei sapeva che sarebbero tornati a procurarle amarezza. Le stagioni si alternavano, l’inverno arrivava sempre, rigido e acuminato, ma si stupiva di come non rabbrividisse più, seppur la neve tutta la coprisse. In altre, non paventava di bruciarsi al sole d’estate, di essiccare come tutti gli altri manti o di ingiallire in autunno per poi rinascere in primavera. Era come un filo d’erba e non aveva paura. La vita le sfuggiva di dosso, non sapeva piangere né sorridere e una volta, un appassionato artista sconsolato e malinconico le scattò una fotografia Una foto sola, ora posata su di un’umile tomba. Adesso che Edera è morta e nessuno sa come sia successo.

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Angela Mori.

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Angela Mori Angelika

Nara a Catania classe 1979 ama la letteratura e la musica rock. Ha in atto quattro libri pubblicati e vari concorsi poetici vinti.

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