Una splendida giornata da podista

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Una splendida giornata da podista

Breve racconto che unisce realtà e fantasia

1 La corsa

E’ domenica, giorno di riposo, e tutte le persone normali ne approfittano per poltrire nel proprio letto fino a tardi. Lucio però appartiene ad una categoria speciale, quella dei podisti. Per costoro la domenica va festeggiata con un rito particolare: correre o camminare in compagnia di amici e molte altre persone, partecipando di volta in volta alle varie gare organizzate sul territorio dalle società.
Alle 06:30 la sveglia annuncia che è giunto il momento di alzarsi e Lucio, sapendo cosa lo aspetta, la zittisce immediatamente ed abbandona con gioia il confortevole tepore delle coperte.
Oggi è una domenica estremamente speciale, occupata quasi interamente dalla sua grande passione. Infatti dopo la corsa, dovrà correre a casa per fare la doccia e prepararsi. Oggi, come capita da diversi anni, c’è la festa sociale, la festa della sua società di appartenenza, la festa della Lughesina.
Dopo essersi lavato e vestito, indossando anche la maglia con la scritta “Lughesina”, fa una corretta colazione, quindi sale in auto per recarsi sul luogo dove si svolgerà la manifestazione. Il clima, nonostante sia inverno, è clemente: brilla un bel sole e la temperatura, pur fredda, non è eccessivamente fastidiosa.
Durante il viaggio fantastica con la mente. Ricorda il momento della fondazione della Lughesina e del suo entusiasmo nell’aderire sin dal primo momento. Pensa alla figura barbina fatta da un paio di suoi amici, anche loro podisti appassionati quando gli aveva comunicato che a Lugo era nata una nuova società. Il malinteso era stato decisamente comico. Quando aveva pronunciato queste parole: “A Lugo è finalmente nata una società podistica. L’hanno fondata i Rossi e si chiama Lughesina. L’iscrizione è aperta a tutti e io ho già confermato la mia adesione”. I due, di fede politica distante dalla sinistra, avevano equivocato e, un po’ stizziti, avevano replicato: “Avremmo aderito molto volentieri, peccato che noi non vogliamo avere nulla a che fare con i rossi, con i comunisti”. Quando Lucio aveva loro spiegato che i “rossi” in questione non erano seguaci di una dottrina politica, ma Giuliano e Ivan Rossi, fratelli e ottimi atleti locali, i due erano arrossiti, visibilmente imbarazzati. Ogni volta che ripensa all’episodio, non riusce a trattenere un beffardo sorriso.
Questo aneddoto gli fa ricordare che lui, in occasione del trentennale della società, è stato tra i pochi a ricevere la maglia personalizzata col suo nome stampato sulla schiena, maglia riservata a coloro che facevano parte del gruppo sin dalla sua nascita. Ne va particolarmente orgoglioso in quanto simbolo di fedeltà e d’istinto conia il motto “Lughesina, mon amour”. Ripensa al numero di volte che ha partecipato a gare e quasi non crede all’incredibile cifra che Giuliano gli ha comunicato di recente: oltre 3.200, ben 3.248 per l’esattezza. Con gratitudine pensa che Giuliano è un grande uomo e, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.
Quando giunge nel luogo della manifestazione inizia a cercare un posto per parcheggiare l’auto e, con un po’ di fortuna, lo trova piuttosto vicino al punto dove si fanno le iscrizioni. Controlla l’orologio e nota con piacere che ha tempo per scambiare qualche parola con gli amici e cercare qualcuno che parta con lui, un po’ in anticipo rispetto al “via” ufficiale delle 09:30. Sbrigate le “formalità burocratiche” (iscrizione e inserimento del cartellino con nome e società di appartenenza nell’urna) e trovati gli accompagnatori, alle 09:15 parte per affrontare i 7 chilometri del tracciato e chiacchierare piacevolmente “del più e del meno”. Quando giunge a circa metà del tracciato, vede davanti a sé un atleta che conosce assai bene e che procede con apparente difficoltà. Lo affianca e gli dice: “Ciao Ermanno, come va?” “Insomma, ho il ginocchio sinistro che mi fa male da tempo. Appena tento di incrementare un po’ il ritmo vedo le stelle e sono costretto a rallentare. Comunque, con un po’ di fatica, conto di arrivare al traguardo”. “Oggi ci sei alla festa? Ci mettiamo nello stesso tavolo, come tutti gli anni?” chiede Lucio. Ermanno risponde: “Certo Lucio. Ho già detto alla Barbara di collocarci allo stesso tavolo con Mario, Davide, Dante e i soliti di sempre. Vogliamo divertirci e fare squadra per la lotteria” e, pronunciando queste parole, sorride. “Già, e se, come altre volte, vinciamo premi importanti, riceveremo dei bellissimi ‘complimenti’. Ti ricordi quando ho vinto il primo premio? Ora vado, ci vediamo più tardi a tavola. Non forzare troppo, mi raccomando”.
Un paio di chilometri più avanti, ecco l’imprevisto, la situazione che molti podisti temono. Un cane di taglia media, bastardo quantomeno nel comportamento, esce dal recinto e corre, abbaiando, verso i podisti che transitano in quel momento. Dal cortile la proprietaria lo richiama a gran voce, ma la bestia non ascolta. La donna cerca di tranquillizzare i passanti: “Non abbiate paura, non fa niente di male, è buono…. Ramboooo, torna subito indietro”. Ma Rambo ha deciso di smentire nei fatti le parole della padrona e, appena vede transitare due polpacci nudi, appartenenti ad un’atleta di quaranta anni, si lancia con decisione e azzanna con forza. Mentre la vittima urla per il dolore, qualcuno sferra un calcio al cane e lo convince a desistere. Colto di sorpresa, Rambo guaisce e decide di tornare a casa con la coda tra le gambe. Forse si è reso conto che ha fatto qualcosa che non doveva. La proprietaria, rossa di vergogna, va ad osservare i danni inferti dal morso. Tutta contrita si scusa e afferma: “Non capisco cosa gli ha preso. Non aveva mai fatto niente di male …” e qualcuno completa per lei la frase “… fino ad oggi”. Mentre vengono prestati i primi soccorsi, Lucio riparte per portarsi al traguardo, dove riceve il premio di partecipazione, consistente in un pacco di pasta abbinato ad un barattolo di pelati. Dopo aver salutato i compagni di corsa, si dirige verso l’auto per cambiare gli abiti e tornare a casa.

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2 La festa

Alle 12:45 Lucio arriva al Maracanà di Lugo ed entra nella tensostruttura, teatro della festa societaria. La scaletta, immutata da anni, prevede prima il pranzo, poi il discorso del presidente, a seguire le premiazioni particolari, la lotteria e la scelta, riservata agli associati, dei premi vinti dalla società durante l’anno. Appena varcata la soglia d’ingresso, inizia a superare gli ostacoli che si frappongono tra lui e il tavolo. Il primo è rappresentato dalla Barbara e dal suo collaboratore, appostati vicino all’entrata. Per ottenere il “lasciapassare” occorre versare la quota stabilita per il pranzo. Lucio provvede rapidamente, consegnando quanto richiesto. I due lo indirizzano da Giuliano per il rinnovo della tessera Uisp. Sbrigata anche questa pratica, può finalmente andare al tavolo che Betta e Barbara gli hanno assegnato e dove lo attendono Mario e Davide. Poco dopo il tavolo si completa con l’arrivo di Ermanno e di tutti gli altri.
Mentre tutti sono in attesa di iniziare il pranzo, arriva Maria con i biglietti della lotteria. “Volete acquistare dei biglietti? Anzi, quanti biglietti volete? Ovviamente, viste le vostre performances di questi anni, vi vendo solamente tagliandi perdenti”. I componenti del gruppo, per nulla intimoriti dalla grave “minaccia”, decidono di procurarsi un congruo numero di tickets. Sono fiduciosi di fare, più che una spesa, un investimento.
Poco dopo i camerieri iniziano la distribuzione degli alimenti.
Le portate del pranzo si rivelano di buona qualità e quantitativamente abbondanti. Del secondo aspetto potrebbe lamentarsi solamente chi ha deciso di raggiungere un peso corporeo tale da far saltare la bilancia pesapersone. Tra una portata e l’altra c’è tempo per parlare, ridere, scherzare, ricordare aneddoti di gare del passato e avanzare previsioni su quali premi della lotteria arriveranno sul tavolo.
Dopo l’ultima portata, Daniele, il presidente, prende il microfono per il tradizionale intervento. Inizia con i dati numerici dell’attività dell’anno appena concluso, implementandoli con risultati tecnici di singoli o di squadra. Ringrazia tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito ai risultati, inclusi sponsor e amministrazione locale. Successivamente passa alle premiazioni particolari, riservate ad autorità, allo sponsor e ai vari singoli che si sono distinti, all’interno del gruppo, per vari motivi. Lucio applaude tutti. “Ed ora vorrei chiamare un atleta che è presente nella società fin dalla sua nascita, che ha raggiunto un numero notevole di presenze, chiamo qui vicino a me Lucio.”. Tra gli applausi, felice e commosso, Lucio si avvicina a Daniele che gli consegna un gradito riconoscimento: un oggetto in ceramica. Ringrazia e mostra, a beneficio degli astanti, soddisfatto, quanto appena ricevuto.
Terminate le premiazioni, parte la lotteria. Il microfono passa a Roberto, che leggerà i numeri estratti dai bambini chiamati a tirare fuori dalla scatola i tagliandi.
Sapendo che Lucio e i suoi amici sono “molto pericolosi”, qualcuno improvvisa un rito scaramantico, volto a scacciare la fortuna dal tavolo dei “superfortunati” e questo crea l’ilarità di molti e sorrisi, tra il divertito e l’imbarazzato, degli aspiranti plurivincitori. I premi in palio sono molti, quindi la fortuna potrebbe arridere a tanti. Le prime estrazioni prevedono la vincita di salumi o sportine alimentari contenenti pasta, vino, farina e altro. Quando arrivano premi più ricchi, Lucio passa il selettore della fortuna in modalità “On” e subito si vedono gli effetti. Su cinque estrazioni, tre finiscono nel suo gruppo. Arrivano le prime “accuse di brogli”, prontamente respinte. Dopo altri tre premi (due piante e un asciugacapelli) finiti sul tavolo dei “fortunati”, Roberto annuncia: “Il possessore del prossimo numero estratto si aggiudicherà un bel prosciutto, e parsot, come si dice in romagnolo. Il biglietto è giallo (molti sospiri di delusione accompagnano l’affermazione, mentre Lucio si concentra sui tagliandi di quel colore), il primo numero è 7 (altri “noooo” di insoddisfazione), il secondo è …. è ….. è 5 (qualcuno esulta speranzoso) e il finale è ……….. 2”. Lucio alza la mano. “Ho vinto io” annuncia e l’addetto alle verifiche conferma. Mentre qualcuno commenta: “Osta che cu…. ehm … che fortuna”, viene annunciata l’ultima estrazione che assegnerà il primo premio, un bellissimo portaombrelli in ceramica. Roberto dà lettura, molto lentamente per creare suspence, del numero. “Vince il biglietto con queste cifre …. 5 …… 2 …… 9 (qualcuno si dichiara vincitore), ma devo ancora dire il colore che può essere giallo, rosa, azzurro o verde. (Lucio osserva, tra lo speranzoso e il preoccupato il 529 rosa. Vorrebbe vincere, il premio gli piace, ma teme di “esagerare”). Ebbene il colore è ……….. rullo di tamburi ……….. è ….. rooosaaa”.
Quando il vincitore alza la mano, riceve scherzosamente alcuni “eleganti” complimenti, mentre i compagni di tavolo si congratulano per la notevole “maestria” dimostrata. La giornata, che tra poco si concluderà con la scelta del premio legata alle presenze, si è rivelata veramente piacevole, impreziosita dai premi vinti. Soddisfatto pensa: “Non ti abbandonerò mai Lughesina, mon amour”.

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Andrea Menegon Tasselli

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