Omicidio a Casalborsetti

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Omicidio a Casalborsetti

A fine settembre la stagione estiva volgeva al termine e in tutte le strutture ricettive (campeggi, alberghi e stabilimenti balneari) ci si accingeva alla chiusura.
A Casalborsetti tutti gli operatori economici erano soddisfatti. L’afflusso di turisti era stato costante per tutta l’estate e le strutture destinate ad ospitare persone avevano fatto registrare il tutto esaurito in diverse occasioni.
L’agenzia immobiliare aveva avuto richieste superiori rispetto al numero di appartamenti disponibili per la locazione e la stessa cosa si era verificata anche presso camping e hotel.
Mario Cortini, titolare del bagno “Summer Time”, aveva deciso di erogare un bonus di 1.500 euro a ciascuno dei suoi dodici dipendenti. Pensava che lo meritavano ampiamente, vista l’abnegazione con la quale avevano lavorato per tutti i mesi. Non aveva comunicato a nessuno questa sua intenzione, ad esclusione della moglie. Voleva fare una sorpresa ai ragazzi e alle ragazze del suo staff.
Il pomeriggio del 30 settembre, mentre ciascun dipendente era impegnato a pulire lettini, ombrelloni, la cucina, il bar e le cabine, aveva annunciato che doveva assentarsi per circa due ore. Tutti lo avevano ascoltato senza interrompere l’attività.
La moglie Amanda, dopo averlo salutato, lo aveva osservato salire sull’auto e allontanarsi, quindi era tornata alla sua occupazione, la pulizia della cucina. Era talmente concentrata sull’attività che il tempo era volato. Solamente quando i dipendenti erano passati a salutare, si era resa conto che era tardi e Mario non era ancora tornato.
Allarmata, aveva preso il telefono e composto il numero del marito. Dopo diversi squilli, la linea era caduta. Aveva ritentato altre tre volte, sempre con lo stesso risultato. Sempre più preoccupata, aveva deciso di contattare la banca dove l’uomo doveva recarsi, sperando che alle 18:15 ci fosse ancora qualcuno. Dopo pochi squilli aveva risposto il direttore.
“Buonasera. Sono la moglie di Mario Cortini. Sa per caso se questo pomeriggio mio marito è venuto da voi?” “No Amanda. Sono stato in sala tutto il pomeriggio, ma suo marito non l’ho visto. Spero non ci siano problemi.” “Mi auguro non ce ne siano. Alle 15 è partito dicendo che sarebbe passato in banca. Mi sto preoccupando perché non è ancora tornato e non risponde al telefono. La cosa è molto strana, visto che quando ha dei contrattempi avverte. Grazie comunque. Buonasera.” “Buonasera anche a lei e mi tenga informato.”
Dopo diversi ulteriori ripetuti tentativi di contattarlo telefonicamente, in preda allo sconforto, aveva deciso di chiamare la polizia per denunciarne la scomparsa. Le aveva risposto l’agente Daniele Galfari che, dopo aver ascoltato il resoconto della donna, aveva tentato di calmarla. “Signora, cerchi di stare tranquilla. Situazioni simili capitano più di frequente di quanto si creda. Magari ha avuto un piccolo incidente ed è stato portato in ospedale e non riesce a contattarla. Appena metto giù, chiamo gli ospedali della zona, in primis quello di Ravenna, e sento se suo marito è lì. Avverto anche la pattuglia in servizio di controllare le strade per cercare l’auto. Che modello possiede suo marito?” “Una Ford Kuga nera targata GZ544WN. Grazie di tutto e, per favore, mi contatti appena sa qualcosa.” “Certamente signora. Buona sera.”

Alle 23:30 l’agente Galfari aveva chiamato Amanda per comunicarle che l’auto del marito era stata trovata parcheggiata a poca distanza dalla filiale della Banca dei Crediti. “L’auto è chiusa e di suo marito non ci sono tracce. Negli ospedali non risulta nessun ricovero di persone sconosciute o col nome Mario Cortini. Scusi se le faccio questa domanda: suo marito soffre di amnesie? A volte succede che persone, in preda ad un attacco, si smarriscano anche in luoghi a loro ben noti.” “No, non ha mai avuto di questi problemi. E’ un uomo sano, in perfetta forma.” “Grazie. A questo punto le chiedo di passare domani, dalle 10 alle 13, per presentare una denuncia di scomparsa. Le garantisco che faremo tutto il possibile per ritrovarlo. Buona notte.”

Dopo aver trascorso la notte insonne, tormentata da mille pensieri, alle 10 Amanda era seduta di fronte all’agente Del Pane per formalizzare la denuncia. L’agente, dopo aver digitato sulla tastiera del PC i dati anagrafici della persona scomparsa, aveva chiesto alla donna di esporre tutto quanto a sua conoscenza. Amanda non aveva molto da dichiarare e l’agente, per avere un quadro il più dettagliato possibile, le aveva rivolto alcune domande.
“Lei è a conoscenza di eventuali minacce rivolte a suo marito di recente o in passato?” “No, non abbiamo mai avuto problemi di questo tipo.” “Coi dipendenti che rapporti ha?” “Ottimi. Tutti lavorano con impegno e noi cerchiamo di gratificarli, anche economicamente, quanto più possibile. C’è grande collaborazione e armonia tra tutti, tanto che sembriamo una grande famiglia.” “Episodi strani, anche fuori dall’attività?” “Nessuno che io sappia. E Mario mi ha sempre detto tutto. Non riesco ad immaginare, se qualcuno gli ha fatto del male, chi possa essere e per quale motivo.” “Ho capito. Ora termino di compilare la denuncia e la stampo.”
Dopo pochi minuti aveva chiesto ad Amanda di porre la firma in calce al documento. “Questa è la sua copia. Ovviamente ci adopereremo con tutte le forze per scoprire la verità. Ora può andare. La terremo costantemente informata sugli sviluppi. Speriamo che tutto si risolva per il meglio. Arrivederla signora.”
Amanda, con le lacrime agli occhi, era uscita per far ritorno a casa.

Per nove giorni non erano emersi nuovi elementi e la scomparsa continuava a rimanere un mistero. Al bagno i lavori di pulizia erano proseguiti e stavano per essere conclusi. Quasi tutti i lettini e gli ombrelloni, puliti ed asciugati, erano stati riposti nelle cabine, la cucina e il bar erano in perfetto ordine. Solamente le lastre in cemento dei camminamenti sulla spiaggia erano ancora tutte da rimuovere.

La mattina del 10 ottobre due amici, Luca Ferrini e Maurizio Averna, stavano passeggiando nella pineta sud di Casalborsetti, accompagnati dai loro cani. Trattandosi di animali di piccola taglia e di carattere socievole, li avevano lasciati liberi. Le due bestioline, visibilmente soddisfatte della concessione ricevuta, correvano e giocavano, allontanandosi e avvicinandosi di continuo ai padroni. Giunti nelle vicinanze del casello di Borsetti (antica postazione doganale, residenza del guardiano Giovanni Borsetti) i due cani avevano iniziato a scavare con grande impegno tra i rovi. Luca e Maurizio si erano avvicinati incuriositi, sperando che venisse portato alla luce qualcosa di valore. “Per me hanno trovato un tartufo gigante” aveva ipotizzato Maurizio. “No, qualcosa di più prezioso. Per me si tratta di un oggetto d’oro” era stata la replica di Luca.
Quando il gran lavoro di scavo aveva finalmente portato alla luce qualcosa, i due amici erano sbiancati. “Ma quella è una mano. Mamma mia, hanno trovato un morto.” “Temo proprio che sia così Luca. Cosa facciamo?” “Chiamiamo immediatamente la polizia. Ora ci penso io.”
“Pronto, Polizia. Mi dica.” Luca, con tono concitato, aveva risposto “Buongiorno. Mi chiamo Luca Ferrini. I nostri cani hanno scoperto un cadavere. C’è una mano …. in pineta. Mamma mia, che impressione.” “Cerchi di calmarsi. Mi dica, dove si trova?” “Nella pineta di Casalborsetti.” “Dove esattamente?” “Vicino al casello di Borsetti, poco distante dall’area camper.” “Resti dove si trova e non tocchi nulla. Mando subito una pattuglia. Mi raccomando, non si allontani.”
Alle 12:40 erano giunti sul posto gli agenti Galfari e Del Pane. Verificato che i cani avevano veramente scoperto un cadavere, avevano deciso di recintare la zona e chiamare l’ispettore Caffarello. Galfari, rivolto al collega, aveva detto “Tu chiama l’ispettore, a recintare ci penso io”. Quando Michael Caffarello aveva sentito squillare il cellulare, aveva risposto con tono seccato. “Ispettore, sono l’agente Cristian Del Pane. Volevo dirle …” “Ti pare l’orario per scocciarmi? Mia moglie sta per portare in tavola gli spaghetti con le vongole e tu ….” “Mi scusi, ma è per una cosa molto seria. Abbiamo un cadavere in pineta a Casalborsetti. Io e Galfari siamo appena giunti sul posto e vorremmo sapere cosa dobbiamo fare.” “Orcomondo. Recintate tutto, cercate testimoni, non toccate nulla e chiamate quelli della scientifica per i rilievi del caso. Io mangio e poi arrivo. Dimmi dove siete esattamente.” Terminata la chiamata, l’agente aveva esclamato “E’ sempre bellissimo parlare con lui. La prossima volta lascio a te il piacere, Galfari.” “D’accordo. Ora io provvedo a contattare i colleghi della scientifica, mentre tu puoi prendere le dichiarazioni di questi due signori.”
I due non avevano potuto fornire un grande contributo alle indagini e, dopo aver fornito le generalità, avevano ottenuto il permesso di tornare a casa, con l’obbligo di restare a disposizione.
Dopo aver recintato la zona attorno al cadavere, Del Pane aveva avvertito gli agenti della scientifica, mentre Galfari aveva contattato Luca Adamucci, il proprietario ed istruttore di Rasco, il cane dal fiuto formidabile.
“Ciao Cristian. Qualche problema?” aveva prontamente risposto Adamucci.
“Ciao Luca. Avremmo bisogno di Rasco. E’ stato trovato un cadavere nella pineta di Casalborsetti, vicino al casello di Borsetti, e speriamo che il tuo cane, grazie al suo portentoso fiuto, riesca a trovare qualche traccia.” “D’accordo. Tempo di preparami e parto. A tra poco.”
Nessuno aveva mai capito come facesse Rasco a trovare le piste, ma in molte occasioni si era rivelato decisivo per risolvere casi complessi. Appena giunto sul posto, Adamucci, seguendo i due agenti, lo aveva condotto nei pressi del cadavere. Il cane, dopo aver velocemente fiutato il terreno nelle vicinanze, era partito deciso e aveva condotto i suoi accompagnatori nello stallo di un parcheggio posto di fronte ad un complesso residenziale distante all’incirca un chilometro e lì si era fermato, lasciando intendere che non poteva fornire ulteriore aiuto.
“Evidentemente chi ha commesso il delitto aveva parcheggiato qui. Luca, tu e il cane potete andare, mentre io e Daniele sentiamo dai residenti di queste abitazioni se hanno notato chi ha parcheggiato qui negli ultimi giorni.” Purtroppo nessuno degli interpellati aveva potuto fornire notizie utili.

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Nel frattempo l’ispettore Caffarello, giunto sul luogo da pochi minuti, osservava gli uomini della scientifica impegnati nei rilievi e parlava col medico legale, il dottor Claudio Mingardi.
“Dottore, ha idea di come è morto e da quanto tempo?” “La morte è stata causata da un violento colpo alla testa, sferrato con un corpo contundente. A occhio direi che è stato ucciso da otto o dieci giorni. L’autopsia, che spero di poter eseguire già domani, mi aiuterà a chiarire con esattezza questi due aspetti.” “Grazie dottore. Le chiedo cortesemente di comunicarmi gli esiti, appena le sarà possibile.” “Senza ombra di dubbio. Salvo imprevisti, già nelle prime ore di domani pomeriggio avrà il referto completo.” “Grazie dottore. Ora sento dagli agenti della scientifica se hanno scoperto qualcosa di importante.”
L’ispettore si era avvicinato all’assistente Andrea Alteri.
“Sono l’ispettore Michael Caffarello. Lei e i suoi uomini avete scoperto qualche traccia utile alle indagini?” “Sono l’assistente Andrea Alteri. Purtroppo non ci sono tracce utili. Il forte nubifragio di due notti fa ha cancellato ogni eventuale impronta lasciata da chi ha commesso il delitto. L’unica cosa che possiamo affermare è che il corpo è stato portato qui già cadavere. La ferita mortale ha sicuramente sanguinato, ma non ci sono tracce ematiche nel raggio di venti metri dal punto dove è avvenuta la sepoltura.” “E tracce che aiutino a capire come è stato trasportato qui?” “Nessuna. Se c’erano, sono stato cancellate dalla pioggia. L’unica cosa che sappiamo è che la vittima si chiamava Mario Cortini. In una tasca dei pantaloni abbiamo ritrovato il portafoglio con documenti, carte di credito e quasi novecento euro in contanti. Certamente non è stato assassinato per essere rapinato.” “Questo mi spinge a pensare che il movente può essere passionale, oppure che l’autore abbia agito per vendetta o per un motivo ben preciso, al momento sconosciuto. Magari sbaglio, ma il delitto è stato preparato con cura. Spero di scoprire presto cosa ha spinto l’assassino a mettere in atto il suo piano. Se riesco ad individuare il movente, trovare il colpevole sarà sicuramente più agevole. La ringrazio Alteri. Appena pronta, per favore mi faccia avere la sua relazione.” “Ci conti, ispettore.”

Mentre gli addetti provvedevano a comporre la salma, Caffarello, Galfari e Del Pane erano partiti alla volta del bagno Summer Time. Appena Amanda li aveva visti, era scoppiata in lacrime e aveva chiesto: “Avete novità?” “Purtroppo sì. Si sieda e le raccontiamo tutto, poi le faremo alcune domande.” Amanda, seguendo l’invito dell’ispettore, si era sistemata su una panca, mentre i tre poliziotti avevano preso delle sedie. Caffarello aveva riferito quanto scoperto e la donna era precipitata nella disperazione. “Signora, mi rendo conto che per lei il momento è terribile, ma ora dobbiamo rivolgerle diverse domande per cercare di fare luce su questo crimine. Lei sospetta che qualcuno, anche vicino a voi, volesse farvi del male? Pensa che suo marito abbia fatto qualcosa che possa aver generato astio nei suoi confronti? Tra i vostri dipendenti ci può essere qualcuno che si è sentito in qualche modo offeso per qualche motivo?” “No, non ho presente nessuno che potesse nutrire motivi di rancore nei nostri confronti. Non abbiamo mai ricevuto reclami dai clienti, i fornitori sono sempre stati saldati regolarmente nei tempi pattuiti e, come ho più volte affermato, coi dipendenti formiamo una famiglia unita e affiatata. Secondo me è stato qualcuno che voleva derubarlo.” “Mi dispiace smentirla, signora. Il portafoglio era nelle tasche di suo marito. Dentro c’erano documenti, soldi e carte. A meno che non avesse soldi dentro una busta o una valigetta, mi sento di escludere questo movente.” “Forse ha ragione. L’ultimo incasso è stato versato il giorno antecedente la scomparsa. In tasca penso avesse all’incirca mille euro.” “La cifra che ha detto è compatibile con quanto ritrovato, quindi l’ipotesi rapina decade definitivamente. Se pensa di avermi detto tutto, la lascio. Le prometto che faremo tutto quanto possibile per scoprire il colpevole. La terremo costantemente informata. Se ricorda qualche particolare, anche se lo ritiene irrilevante, mi chiami. Purtroppo nelle prossime ore dovrà recarsi all’obitorio per il riconoscimento formale. Cerchi di farsi forza. Arrivederci.”

Le due giornate successive erano state utilizzate per sentire tutti i dipendenti. Tutti avevano confermato, senza aggiungere nulla di significativo, quanto aveva riferito loro Amanda. L’unico dato aggiuntivo era che Luigi, uno degli addetti al servizio spiaggia, il giorno della scomparsa, a causa di una forte emicrania che lo aveva costretto a letto per l’intera giornata, non si era recato al lavoro. Interpellato in merito, aveva chiarito di non avere testimoni. “Durante il periodo estivo vivo da solo in un appartamento, qui a Casalborsetti. Mi sarebbe praticamente impossibile raggiungere l’abitazione dove ho la residenza con mia moglie. Andare e tornare da Bologna tutti i giorni non è molto pratico, ed è lei che mi raggiunge durante i weekend. Posso mostrarle, se lo desidera, il certificato di malattia rilasciatomi dal dottor Montarani e la confezione di analgesici che mi ha prescritto. Il farmaco l’ho acquistato presso la farmacia locale.” “No, grazie, non si disturbi. Non ho motivi per dubitare che quanto afferma non corrisponda alla verità. Grazie della sua disponibilità. Arrivederci.” L’ispettore se n’era andato pieno di delusione. Sperava di cogliere qualche elemento utile, ma dai colloqui coi dipendenti non era emerso nulla che aprisse qualche spiraglio.

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L’autopsia aveva svelato che la morte era stata causata da un violento colpo inferto dall’alto verso il basso che aveva fratturato il cranio. La morte era stata istantanea. L’anatomopatologo, nel referto, citava come possibile arma un grosso martello o una pietra e riteneva che il possibile assassino fosse un uomo dotato di forza superiore al normale. Era assai probabile che la vittima fosse stata colpita mentre era in piedi. La relazione si dilungava anche in diversi dettagli tecnici e Caffarello, dopo poche righe, aveva sospeso la lettura, convinto che i dati utili alle indagini fossero quelli che aprivano il testo. Aveva iniziato a grattarsi il capo, cosa che faceva quando si sentiva confuso, quando non sapeva quale indirizzo dare alle indagini. Dagli elementi raccolti fino a quel momento, non trapelava nulla che potesse dare un deciso impulso alle ricerche, che gli indicasse un possibile movente e un probabile colpevole. Iniziava a temere che il caso finisse in un binario morto, se già non lo era, e che alla fine venisse archiviato come delitto irrisolto. Questo pensiero lo aveva tormentato per oltre un mese, periodo durante il quale non aveva compiuto il minimo progresso, nonostante avesse riletto tutta la documentazione più e più volte.

Il 3 dicembre, mentre l’ispettore era in riunione con i suoi collaboratori, un collega lo aveva avvertito che qualcuno lo cercava al telefono per parlare del caso Cortini. “Passami subito la telefonata…… pronto, sono l’ispettore Caffarello. Con chi parlo?” “Buongiorno ispettore. Sono Adriano Pagina, l’edicolante di Casalborsetti. Forse ho una notizia in merito al delitto del povero Mario Cortini. Può venire nel mio negozio? Io faccio fatica ad assentarmi, perché sono solo e non ho nessuno che possa sostituirmi.” “Non può anticiparmi qualcosa subito? Io posso anche venire da lei, ma vorrei guadagnare tempo. Mi dice che tipo di informazione ha?” “Certo che posso anticiparle il motivo per il quale vorrei vederla. Si tratta di una vincita al Superenalotto. Di una grossa vincita visto che parliamo di trentadue milioni di euro. A fine settembre Mario, che era un mio carissimo amico, ha giocato una schedina e ha vinto la cifra che le ho riferito. Quando verrà da me ne parliamo in maniera più dettagliata.” “Caspita, che vincita. Una somma simile può far gola a molti. Oggi pomeriggio alle 15:30 è libero? Se mi dà l’indirizzo, posso raggiungerla tra poche ore.” “Il mio negozio è in via delle Gardenie, al numero 38. La aspetto. Buongiorno.”
Caffarello aveva fatto il suo ingresso nel negozio con qualche minuto di anticipo. Pagina, che stava servendo un cliente, lo aveva educatamente salutato. Una volta congedato l’avventore, lo aveva invitato nel piccolo retrobottega. “Si sieda. Questo è il mio ufficio e qui possiamo parlare senza essere disturbati. Se si affaccia qualche cliente, interrompiamo per il tempo necessario, ma vedrà che non verrà nessuno. In questo periodo c’è poca gente in giro e si fanno pochi affari. Desidera qualcosa da bere?” “No, grazie. Gradirei affrontare subito l’argomento. Mi diceva che la vittima …. scusi … che Mario Cortini ha vinto una grossa cifra? Per quale motivo ritiene che questo possa essere collegato al delitto?” “Per un motivo molto semplice. Mario non ha mai incassato la somma, e neppure sua moglie o i suoi due figli. Ne sono certo perché ho chiesto ad Amanda, la moglie, e lei mi ha riferito che non sapevano nulla di tutto questo. Mario mi aveva confidato che voleva fare una sorpresa ai familiare e ai dipendenti, quindi, quando è venuto da me per controllare se aveva veramente vinto, aveva affermato che non ne avrebbe parlato con nessuno. Aggiungo che il tagliando è sparito, non si trova.” “Come fa ad essere certo che la vincita non è stata incassata da qualcuno?” “Non ho detto che nessuno ha riscosso la somma, semplicemente che nessun familiare di Contini lo ha fatto. Mario teneva il tagliando nel portafoglio e, quando è stato ritrovato il cadavere, da quanto mi risulta, non c’era più. So che doveva recarsi in banca il giorno della sua scomparsa per avviare le pratiche di incasso, quindi è molto probabile che lo abbia preso chi lo ha ucciso. Amanda mi ha detto che hanno fatto ricerche in ogni angolo della casa, dopo che ha saputo da me della vincita, ma inutilmente.” Caffarello, dopo aver soppesato quanto appena appreso, aveva chiesto: “Lei mi può fornire i dati della vincita e mi sa dire come fare per sapere se qualcuno ha incassato la somma?” “Certo, la posso aiutare. Su richiesta di Mario, ho fatto e conservato una copia del suo biglietto. Per quanto riguarda la seconda domanda, vada all’Agenzia delle Entrate. Loro sono in grado di verificare lo stato di ogni vincita. Tenga, questa è la fotocopia.” “La ringrazio. Spero, grazie al suo aiuto, di risolvere questo maledetto caso. Arrivederla.”

L’ispettore era ripartito per far ritorno al suo ufficio. Si sentiva dominato da sentimenti contrastanti. Da un lato riteneva di aver fatto un grande passo in avanti. Era molto probabile che l’assassino fosse in possesso del biglietto vincente e che avesse tentato di incassarlo, ma, se così non fosse stato, si sarebbe ritrovato al punto di partenza, senza un minimo indizio su cui lavorare.
Appena entrato nello studio, aveva immediatamente chiamato la sede locale dell’Agenzia delle Entrate e spiegato il motivo per il quale li aveva contattati.
Il funzionario si era dimostrato cortese e collaborativo e lo aveva invitato a passare il giorno successivo. “Chieda di Massimo Oliva oppure di Cinzia Collani e porti con sé tutti i dati di cui dispone. Naturalmente ci serve anche il mandato del giudice che si occupa del caso.” “D’accordo. Ci vediamo domani. Per il momento la ringrazio infinitamente per la sua disponibilità. Buona giornata.”
Il giudice Mauro Martello si trovava fuori sede per un corso di aggiornamento e questo aveva complicato le cose. Dopo varie insistenze, il segretario Lorenzo Spizzati si era deciso a contattare il suo capo per chiedergli, via mail, quanto necessario all’ispettore. Dopo quasi due ore, Caffarello era uscito con la richiesta firmata.
La mattina successiva si era presentato all’Agenzia delle Entrate e un impiegato lo aveva condotto nell’ufficio di Massimo Oliva. Il funzionario, dopo i convenevoli di rito, aveva osservato la documentazione presentata, ritenendola idonea. Era quindi passato alla ricerca telematica della vincita e scoperto che era stata incassata pochi giorni prima da un certo Luigi Monaci tramite la filiale di Ravenna della Banca dei Risparmi. L’ispettore stentava a credere a quanto appena udito. I trentadue milioni erano stati incassati da un dipendente di Mario Cortini, per la precisione dall’addetto alla spiaggia che era in malattia il giorno della scomparsa del suo titolare. Finalmente tutto quadrava, anche se non riusciva a capire, in base a quanto appurato fino a quel momento, come avesse fatto Luigi a sapere della vincita. Non restava che andare a chiederlo a lui direttamente. Ritirato il documento che il dottor Oliva gli aveva stampato, aveva ringraziato e salutato.

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Nel pomeriggio, dopo essersi procurato un mandato di arresto nei confronti di Luigi Monaci, l’ispettore Caffarello, accompagnato dagli agenti Galfari e Del Pane, era partito alla volta dell’abitazione del presunto colpevole.
Appena giunti sul luogo, i tre avevano suonato il campanello e dal citofono qualcuno aveva rivolto in tono sgarbato una domanda: “Chi è?” “Polizia. Cerchiamo il signor Luigi Monaci.” “Sono io. Cosa volete?” “Ci apra. Abbiamo un mandato di arresto nei suoi confronti.” L’uomo aveva aperto e fatto entrare i poliziotti. Era visibilmente scosso, il volto sbiancato. Evidentemente la notizia del mandato lo aveva molto angosciato. Aveva invitato tutti nel soggiorno e, dopo aver pregato i poliziotti di sedersi su un divano, si era sistemato su una poltrona.
Caffarello aveva mostrato a Monaci il mandato, invitandolo a leggerlo. Dopo un’occhiata distratta, l’uomo aveva chiesto: “Posso sapere di cosa sono accusato?” “Certo. Di aver ucciso il suo titolare, Mario Cortini, allo scopo di impossessarsi della vincita conseguita al Superenalotto. Non tenti di negare. Le prove a suo carico sono molte e solide. Mi può dire come ha fatto a sapere del biglietto vincente, considerato che nessuno, escludendo l’edicolante, sapeva qualcosa in merito, neppure i familiari?”
Luigi aveva capito che era finita, il suo piano era miseramente fallito. Credeva di aver programmato tutto alla perfezione, di aver calcolato ogni particolare. Purtroppo non era così. Non rimaneva che confessare. “Tenterò di spiegare tutto. Dovete sapere che mi sono fortemente indebitato a causa della mia passione per le scommesse. Punto su tutto: cavalli, partite di calcio e qualsiasi altro gioco disponibile, legale o illegale che sia. Non riesco a farne a meno. Durante l’estate mi sono ritrovato con un buco di centotrentamila euro ed ero veramente disperato. Mario mi pagava bene, aggiungeva spesso qualche bonus extra, ma a me non bastava. Un giorno di fine settembre sono andato nell’edicola di Pagina per fare una puntata. Per non dare troppo nell’occhio, utilizzavo diversi gestori per le giocate. Quando sono entrato, ho notato che l’edicolante stava parlando con Mario. Non volevo farmi vedere, mi vergognavo del fatto che ero schiavo del gioco e non volevo farlo sapere al mio datore di lavoro. Mi sono diretto dietro all’espositore delle riviste, che mi ha nascosto alla vista. I due non si sono resi conto del mio ingresso e hanno continuato a parlare. Ho ascoltato tutto e sono venuto a sapere della vincita, dei progetti per incassarla e di dove veniva conservato il tagliando vincente. Tornato a casa, ho iniziato a rimuginare su quanto appreso. Mi sono detto che con una simile cifra avrei risolto tutti i problemi. Ho iniziato a progettare un piano per appropriarmi del gruzzolo e sono giunto alla conclusione che, per evitare rischi, l’unica soluzione era uccidere. Sapevo che Mario sarebbe andato in banca per avviare le pratiche di incasso il 30 settembre e ho pensato di agire quel giorno. Ho chiamato per avvertire che non sarei andato a lavorare, mi sono procurato il certificato di malattia tramite il dottor Montarani, come già sapete, e ho acquistato il farmaco che mi è stato prescritto. Il pomeriggio mi sono appostato nei pressi della banca e, quando ho visto sopraggiungere l’auto di Mario, mi sono avvicinato. Mi ero conciato in modo da non essere riconoscibile. Quando Mario è sceso dall’auto, gli ho chiesto se aveva da accendere. Lui mi ha guardato sorpreso e io l’ho colpito alla testa con un mazzuolo di ferro. Penso sia morto all’istante. Ho controllato che nessuno stesse guardando, poi ho avvolto il corpo in un telo di nylon e l’ho messo nel baule della sua auto, mezzo che ho utilizzato per portare il cadavere fino al punto dove avevo parcheggiato, in un luogo nascosto, la mia automobile. Ho trasbordato le spoglie e riportato la Kuga al suo posto, chiudendola e tenendo la chiave. La notte ho portato la mia auto in un parcheggio vicino alla pineta, mi sono caricato in spalla il corpo e sono andato a seppellirlo dove è poi stato ritrovato. Prima di farlo ho preso il tagliando dal portafoglio e ho messo nella tasca dei pantaloni la chiave della sua macchina. Alla fine sono tornato a piedi nel parcheggio, ho recuperato l’auto e sono tornato a casa. La tensione era alle stelle, il cuore batteva come mai in vita mia, la paura di essere scoperto era altissima. Per calmarmi mi ripetevo che avevo fatto tutto in modo perfetto, che nessuno mi aveva visto, che non avevo lasciato tracce. Quando ho visto che voi non trovavate appigli per proseguire con le indagini mi sono un po’ rincuorato. Solamente il rimorso non si è mai attenuato. Uccidere è stato orribile, e ancora non riesco a capacitarmi di come ho potuto fare una cosa simile. Nonostante questo, ho deciso di incassare il premio e, trascorso un ragionevole lasso di tempo, sono andato in banca per avviare le pratiche. Tutto è stato semplice, in circa un’ora ho sbrigato tutte le attività necessarie e in un mese mi è stato accreditato il bonifico. Non avevo considerato la sua capacità e la sua determinazione, cose che mi sono state fatali. Ora pagherò per il male che ho fatto e del quale mi sono pentito troppo tardi.” I poliziotti avevano ascoltato senza interrompere. Avevano provato rabbia per la ferocia del reato commesso, ma anche pena per la situazione che aveva spinto l’uomo al gesto. Erano convinti che la ludopatia fosse una malattia molto seria e che lo stato avrebbe dovuto fare molto di più per combatterla. Dopo aver dato modo al colpevole di riprendersi dallo stato di prostrazione nel quale era caduto, l’ispettore aveva impartito alcuni ordini: “Signor Monaci, lei è in arresto per l’omicidio di Mario Cortini. In base al mandato di arresto, dobbiamo accompagnarla al carcere di Forlì. Prepari una borsa con qualche indumento, poi salirà sulla nostra auto.” Poi, rivolto agli agenti: “Tenetelo d’occhio. Non vorrei che facesse qualche sciocchezza. Direi che il caso è risolto. Chiamate subito la famiglia della vittima per comunicare che abbiamo il colpevole. Utilizzate tutto il tatto possibile.”

I familiari di Mario Cortini erano increduli. Stentavano a credere che Luigi, sempre così attivo e disponibile sul lavoro, si fosse macchiato di un simile delitto. Avevano ringraziato sentitamente i poliziotti per il loro operato. Erano consci che le loro vite non sarebbero più state felici come prima.

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Andrea Menegon Tasselli

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